UniCredit, un saliscendi lungo sette anni

Negli ultimi sette anni, UniCredit ha visto l’avvento di due differenti amministratori delegati, ognuno con le proprie peculiarità. Il primo, il francese Jean Pierre Mustier, all’epoca varò un aumento di capitale da 13 miliardi di euro, e in poco più di due anni vendette  i gioielli del gruppo per una cifra intorno ai 20 miliardi di euro.

Successivamente, nel punto più basso di UniCredit, fu la volta del ceo Andrea Orcel, di formazione anglosassone, che ha iniziato il suo mandato cercando di rimettere in sesto il gruppo dal punto di vista gestionale, redistribuendo agli azionisti sotto forma di dividendi e buyback gran parte della cassa accumulata.

Come scrive Affari&Finanza, da una liquidazione si è rapidamente ritornati ad una redditività che genera capitale, riaprendo le prospettive di una crescita futura. Ma in questo saliscendi, con un rapporto price-earning che scende, viene naturale chiedersi se la fase di liquidazione fosse proprio necessaria, o se Mustier abbia sbagliato qualcosa, o se in realtà ci fosse sotto altro.

Mustier, alla guida di UniCredit da luglio 2016 a febbraio 2021, appena insediato spiegò la necessità di un piano “lacrime e sangue”, fatto di cessioni e aumento di capitale che sarà poi di 13 miliardi e prenderà il via a gennaio 2017. Nonostante le varie vendite subito effettuate, come Pioneer e Bank Pekao, Mustier considera il gruppo ancora in pericolo e vara un aumento di capitale da 13 miliardi. Ma ancora non basta: UniCredit cederà quindi anche l’intera partecipazione in Fineco incassando circa 2 miliardi. Vengono poi dismessi anche 17 miliardi di crediti in sofferenza, per arrivare alla cessione del 9% di Mediobanca, condita anche dall’uscita di 10mila dipendenti.

Quando arriva Orcel, il valore del titolo è dello 0,4 sul patrimonio netto. Il ceo decide quindi di concentrarsi sulla gestione, riorganizzando la squadra, e in un paio di anni i risultati iniziano ad arrivare. I ricavi salgono del 17% rispetto al periodo 2027-2019, i cost scendono dell’8%, gli asset rischiosi del 10% e l’utile netto sale all’85%.  La gestione torna a generare capitale, e ben presto UniCredit si ritrova con un eccesso di capitale e 5 miliardi da redistribuire ai soci.

 

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