Banche, nuove regole al vaglio dopo le crisi

La crisi di alcune banche Usa e di Credit Suisse per ora non ha determinato un effetto contagio sul resto del sistema bancario, ma ha creato preoccupazioni tra regulator internazionali e Autorità di Vigilanza.
Come scrive Il Sole 24 Ore, a provocare l’allerta non è tanto lo stato di salute delle banche occidentali ma l’imprevisto impatto del digital banking e dei social media nell’accelerare i fenomeni di bank run che hanno determinato la crisi di liquidità di alcune banche.

In particolare, il caso Silicon Valley Bank è quello che più ha allarmato le Vigilanze internazionali. “Nella mia esperienza trentennale, questo è stato il più immediato caso di fallimento bancario mai visto dai tempi di Barings” ha detto il Governatore della Bank of England, Andrew Bailey.

Sopratutto, al centro dell’allerta sono state messe le regole internazionali di liquidità, entrate in vigore dieci anni fa e molto probabilmente bisognose di ammodernamento. Al centro dell’attenzione dei regulator è in prima battuta la revisione del Liquidity Coverage Ratio (LCR), cioè il coefficiente di liquidità che secondo le regole di Basilea 3 le banche devono detenere per far fronte in caso di stress ai deflussi prevedibili in un orizzonte di 30 giorni. Anche il presidente del Financial Stability Board Klaas Knotha ha evidenziato la necessità di rafforzare le regole «prudenziali» sulle banche a seguito di alcuni episodi di panico.

Diverse ipotesi sono già al vaglio degli analisti, che hanno individuato due possibili fronti di intervento. Il primo riguarda una revisione degli asset liquidi o liquidabili, mentre il secondo è relativo all’incremento dello stock di liquidità per far fronte a eventuali deflussi in 30 giorni. Per quanto riguarda l’eventuale incremento della garanzia sui depositi, l’argomento verrà lasciato ai singoli Paesi: negli Usa infatti il livello è fissato a 250mila dollari, nella Ue a 100mila euro e in UK a 85mila sterline, con il Regno Unito che sta valutando l’ipotesi di raddoppiare l’importo della garanzia sui depositi. L’eventuale incremento della garanzia dovrebbe essere nell’immediato a carico dello Stato, lasciando poi alle banche i necessari anni di tempo per aumentare pro-quota i contributi al fondo di garanzia.

Al momento, però, nell’Eurozona il tema non sembra essere al centro dell’attenzione. Infatti non esiste un’assicurazione europea unica dei depositi e le regole sono lasciate ai singoli Paesi, che hanno fissato la garanzia a 100mila euro. Secondo le stime, un eventuale raddoppio a 200mila euro costerebbe complessivamente alle banche europee circa 74 miliardi di euro in un orizzonte pluriennale.

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