Un processo inutile

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Avatar di Marcella Persola 18 Settembre 2008 | 12:00
Per risolvere la crisi dei fondi comuni bisogna rendere pienamente confrontabili i diversi prodotti, anche quelli assicurativi ad alto contenuto finanziario. Il tema della distribuzione finanziaria è stato uno degli argomenti affrontati dal gruppo di lavoro sui fondi comuni italiani voluto da Banca d’Italia.
E nel paper elaborato, sulla base di suggerimenti e analisi effettuate dai protagonisti invitati a partecipare a questo tavolo di lavoro, ha trovato spazio anche l’analisi dei prodotti assicurativi. 
 
In particolare per quanto riguarda la distribuzione dei prodotti finanziari ad alto contenuto finanziario è stato sottolineato come ci si trovi in presenza di asimmetrie regolamentari su alcuni prodotti e sull’informativa. E non sono mancate osservazioni sull’attività di agenti assicurativi e broker. Nello specifico è stato evidenziato che le polizze assicurative finanziarie (ossia i prodotti unit e index linked) oltre al profilo della liquidabilità dell’investimento presentano delle asimmetrie regolamentari sul collocamento. Ossia agenti e broker non sarebbero tenuti a rispettare le regole di condotta previste da TUF e dalle relative disposizione attuative. 
 
La creazione di asimmetrie comportamentali creerebbe delle difficoltà in sede di confronto tra strumenti diversi, sia per quanto riguarda gli oneri, i rendimenti, i rischi e, soprattutto per le polizze, la liquidabilità degli investimenti. 
Sarebbe opportuno secondo gli operatori che hanno partecipato al tavolo di lavoro, creare un campo di gioco livellato, perché l’esistenza di differenze di comportamento alimenta potenziali arbitraggi normativi che riguardano la disciplina comunitaria e la regolamentazione nazionale. 
 
Inoltre questa non conformità rappresenta uno svantaggio per i fondi comuni rispetto ad altre forme di investimento come le polizze assicurative e le obbligazioni bancarie. Il richiamo è forte perché il legislatore intervenga per definire delle regole omogenee che tutelino i fondi comuni e creino un terreno comune di operatività. 
 
Un monito al quale ha risposto con contrarietà il versante assicurativo. «La professione dell’agente di assicurazione e quella del promotore finanziario sono molto differenti tra loro» sottolinea Vincenzo Cirasola, presidente del Gruppo Agenti Generali, vicepresidente e responsabile settore Vita e previdenza, Credito e finanza di [a]SNA[/a]  (Sindacato Nazionale Agenti). «Inoltre la direttiva [a]MiFID[/a] applicata anche dagli intermediari di assicurazione ha già creato un terreno comune e di confronto omogeneo in quanto le regole di appropriatezza e adeguatezza sono valide anche per le polizze assicurative» continua Cirasola. Opinione condivisa anche dagli altri intermediari che si occupano del collocamento di polizze e prodotti assicurativi. «Una misura condivisibile, anche se in tema di trasparenza, di reale adeguatezza dell’offerta assicurativa rispetto all’esigenza da tutelare, qualunque vincolo normativo dovesse mai essere adottato, non rappresenterà certo un’innovazione per il modo di interpretare la professione di broker di assicurazioni» precisa Francesco G. Paparella, presidente di [a]AIBA[/a] (Associazione Italiana Broker di Assicurazione). 
 
«Si tratta, infatti, dei principi cardine sui quali i broker hanno basato in questi primi 40 anni di attività la loro crescita sul mercato italiano, perché la soddisfazione del cliente è la parte fondante di cui si alimenta ogni rapporto di intermediazione e consulenza» continua il presidente. 


Ma gli operatori del tavolo di lavoro non sembrano concordare, anzi ribadiscono che circa le polizze assicurative, oltre al problema della liquidabilità dell’investimento, che rappresenta una criticità, l’altro aspetto sul quale sarebbe opportuno intervenire riguarda la pubblicità. 
Insomma così come è stata disciplinata l’offerta pubblica, con l’introduzione della consegna del prospetto informativo, bisognerebbe intervenire sui contenuti delle forme pubblicitarie che presentano delle differenze consistenti. 
Quindi l’invito è rivolto al legislatore perché richieda agli intermediari di fornire maggiori informazioni ai sottoscrittori dei prodotti e colmare il gap informativo esistente tra un prodotto e l’altro. 
 
«Si dimentica che il risparmio tradito non ha mai riguardato gli assicuratori, che svolgono una professione diversa. Noi ci occupiamo della gestione del rischio» continua il vicepresidente di SNA. «Inoltre nel collocamento delle polizze ad alto contenuto finanziario applichiamo già le regole previste dal Codice delle Assicurazioni, che di certo non ha lesinato tutele per i sottoscrittori». Quindi sono respinte al mittente le accuse di poca trasparenza e informativa. 
 
«Mi sia consentito di dire che questo eccesso di leggi non aiuta il consumatore/cliente ad avere maggiori tutele, perché alla base di tutto vi è la fiducia che si instaura tra professionista e cliente» aggiunge Cirasola. «Infine si dimentica che la polizza assicurativa a differenze dei fondi comuni è un titolo di credito. E questa è un’ulteriore protezione per il cliente». Sulla stessa linea di condotta anche l’associazione dei broker il cui presidente sottolinea: «Indipendentemente dagli obblighi che verranno imposti, la reale soluzione passa attraverso l’indispensabile rilancio dell’economia del nostro Paese. Ottenuto questo presupposto, la deontologia della nostra categoria, e l’aver posto la tutela degli interessi reali del cliente a base della nostra attività, faranno sì che le proposte che gli rivolgeremo saranno sempre e comunque quelle più consone al raggiungimento dell’obiettivo che, di comune accordo, ci saremo prefissi. Non sono la legge o le regole che lo impongono ma, più semplicemente, è il nostro lavoro».
 
Sembra quasi che la difesa a favore dei fondi comuni non voglia invece soffermarsi su altre cause. «I numeri e le percentuali evidenziano lo stallo generalizzato e chiamano in causa il malessere nel quale versano le famiglie italiane. Due gli indicatori principali: la perdita del reale potere d’acquisto dei salari del 13%; il reddito complessivo che nel 15% dei casi non consente di arrivare alla quarta settimana del mese». «E’ evidente che in una tale contingenza, ben poco possa essere destinato ad acquisto di tranquillità o a garantirsi rendite future. Per troppi italiani quello di come investire i propri risparmi è diventato un non problema» conclude Paparella. 

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