Caro consulente, se non firmi sono guai: quando la fedeltà alla rete diventa una prigione

Intervista a Silvano Murareto, figura storica nella consulenza finanziaria in Italia.

Dal 2020 è membro del Comitato Direttivo Centrale di Federpromm (Uiltucs) e all’interno dell’organizzazione svolge attività di supporto e coordinamento di segnalazioni che arrivano dagli iscritti.

È cambiato molto il mestiere di consulente finanziario in questi anni?

Sono più di cinquant’anni che conosco questo mestiere, ne ho seguito l’evoluzione e purtroppo ultimamente lo vedo diventare sempre più complesso. Non per la realtà nella quale siamo immersi ma a causa di un assetto contrattuale sempre più sbilanciato in favore dell’intermediario preponente. È sempre colpa delle persone!

Sa che cosa succede? Ci sono banche che ormai per abitudine obbligano a firmare vincoli penali, patti di non concorrenza, piani di fedeltà, che vincolano il consulente finanziario per tutta la vita, e che, una volta che ha firmato, si trova costretto a rimanere in una banca anche se diventa obsoleta e non più competitiva.

Quindi, fedeltà a tutti i costi?

Questa situazione è lontana dalla dinamicità dei mercati: in un mercato competitivo deve esistere la libera concorrenza e se un consulente di una banca ritiene che la banca nella quale opera non ha mantenuto le promesse, oppure non è più competitiva deve avere il diritto e la libertà di andarsene. Solo in questo modo il management è spinto a migliorare. È la banca che deve cambiare, da dentro…

Invece, che cosa succede?

Invece capita una cosa semplice: vengono predisposte dalle preponenti, in modo unilaterale cioè senza possibilità di confronto, soluzioni (apparentemente sempre legali) a seguito delle quali viene quasi tolto il diritto alla parola, al pensiero, alla propria liberà operativa. Per intenderci vincolano i consulenti finanziari mani e piedi così che, in caso di contenzioso, si ritrovano a dovere impegnare ingenti risorse e soprattutto energie psicofisiche davvero notevoli.

Ma firmano i consulenti finanziari?

Certo che firmano, altrimenti sono guai. Firmano, sia i piccoli che i grandi portafoglisti. Sa che cosa succede se un consulente finanziario decide di non firmare quello che la banca gli propone? Viene messo da parte: gli vengono tolte le opportunità e la possibilità di agire e sarà costretto a prendere in seria considerazione l’idea di andare via. Con tutte le conseguenze del caso che sarebbe bene pianificare ed essere assistiti da gente esperta o dal sindacato.

Come può fare il consulente finanziario, ma anche il cliente di una banca, per tutelarsi?

Prima di tutto c’è Federpromm che si sta organizzando sempre di più per assistere i propri iscritti, sia che si tratti di consulenti finanziari che di clienti. Secondo, capisco che una banca possa vincolare un consulente finanziario se lo coinvolge in un progetto importante ed esclusivo dove si investono un sacco di soldi, ma in tutti gli altri casi non ha senso. A mio avviso si dovrebbe anche smettere di offrire soldi con offerte fuori mercato. Alla fine, poi, a pagare sono i clienti. In un momento storico in cui si parla di inducement, riduzione di benefit, riduzione dei costi per i clienti ci sono reti di consulenti finanziari che riconoscono ai consulenti finanziari fino al 90% delle commissioni di sottoscrizione spingendo i consulenti a caricare di costi i clienti, e offrono fino al 4% ai clienti dei dimissionari discriminando tutti i clienti, istigando la lite tra consulenti finanziari, liti alle quali, qualche volta, conseguono addirittura minacce e aggressioni verbali e personali. Le reti più corrette sono danneggiate da questi comportamenti di concorrenza sleale dove a pagare è sempre il cliente.

Infine ciò che troviamo del tutto inaccettabile è che ci sono banche (per fortuna poche) che tengono in ostaggio i clienti dei dimissionari ostacolando il trasferimento degli asset finanziari per tentare in tutti i modi di trattenerli causando danni certi.

Sono comportamenti inaccettabili, li abbiamo segnalati agli organi competenti e ci aspettiamo che in futuro non si ripetano.

Poi ci sono gli uffici prodotti dove lavorano persone competenti che dovrebbero vigilare sui prodotti che hanno in distribuzione e che invece (in buona fede ci auguriamo) ci cascano, sempre, puntualmente, e si prendono tutti i prodotti problematici di cui la cronaca ci racconta tutti periodicamente. Probabilmente i criteri per entrare in distribuzione nelle grandi reti sono molto soggettivi.

Il ruolo di Federpromm è quello che dovrebbe essere di qualsiasi cittadino, ovvero segnalare fatti circostanziati agli organi competenti e in Italia per fortuna ci sono leggi e istituzioni che vigilano e funzionano e vanno aiutati prima che le situazioni diventino irreparabili.

Vorrei che chiunque fosse a conoscenza di fatti e comportamenti di dubbia liceità lo segnalasse, anche in forma anonima ma sempre allegando i necessari riscontri, a Federpromm con fiducia e tranquillità.

Consulenti finanziari ma anche risparmiatori valutate di aderire a Federpromm: si tratta di un’organizzazione che vi tutelerà con tutti i mezzi che la legge consente.

La Federpromm vigila sul mercato e sarà sempre al fianco di chi ha subito un sopruso o un danno ingiusto, che spesso è anche la parte più debole del rapporto, per dare forza ai suoi diritti e ottenere tutela concreta dei suoi interessi. BSG Nucleo Operativo  Federpromm.

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