Banche e servizi d’investimento, carta canta: una sentenza che fa riflettere

Una recente sentenza del tribunale di Brindisi afferma principi di carattere generale che possono trovare applicazione anche nei servizi d’investimento. Da un lato afferma che il termine di prescrizione decennale ex art.194 Tub per la richiesta della documentazione decorre dalla data di presentazione della domanda, di fatto accorciandolo; dall’altro grava l’intermediario dell’obbligo di produrre il contratto scritto, senza alcuna scadenza di prescrizione o decadenza in virtù del principio generale di buona fede e correttezza. L’obbligo sussiste anche oltre il decennio e indipendentemente dalle vicende societaria dell’intermediario, quali fusioni, scorpori e simili. In assenza della produzione della prova della forma scritta del contratto, lo stesso deve ritenersi nullo.

La vicenda si riferisce a un caso di anatocismo e a un conto corrente bancario; quindi non è direttamente riferibile ad altre fattispecie. Il principio può peraltro essere trasposto ai contratti d’investimento che richiedono anch’essi la forma scritta a pena di nullità. Da notare che la sentenza afferma che non è sufficiente la prova dell’esistenza del contratto data per fatti concludenti, come finora, a specifiche condizioni, si era accettato, bensì solo con l’esibizione del documento. Inoltre supera le stesse richieste dell’attore che aveva rinunciato a chiedere la nullità, perché la norma è a protezione del cliente ed è rilevabile d’ufficio, anche senza specifica richiesta della parte.

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