Storia di un consulente che non va mai in ferie

Pubblichiamo di seguito una lettera inviataci via mail da un nostro lettore. Vi ricordiamo che potete scriverci a [email protected]

Gentile redazione di Bluerating, vi seguo sempre con piacere e stavolta ho deciso di scrivervi per condividere con voi un mio pensiero, che valuterete voi se pubblicare o meno.

Navigando su internet e consultando i social network, sopratutto LinkedIn, nel periodo estivo ci si imbatte quasi quotidianamente in post di vari professionisti impazienti di chiudere l’ufficio, spegnere il telefono e partire verso le ferie, insieme a chi invece condivide il dramma della fine delle vacanze e del rientro a lavoro.

Personalmente non mi trovo d’accordo con nessuna di queste due narrazioni: certo, mi fa piacere andarmi a rilassare in un località di mare insieme ad amici e familiari, ma allo stesso modo sono contento di rientrare a svolgere la professione che amo e che ho scelto di onorare per il resto della mia vita.

Onestamente penso che chi attende con così tanta impazienza le ferie e soffre con altrettanta veemenza il ritorno alla normalità, sia una persona che non è soddisfatta della sua quotidianità e non trae gioia da quello che fà, perché magari mossa esclusivamente dall’obiettivo dello stipendio alla fine del mese e non da una vera passione lavorativa.

Anche se sono in vacanza, non riesco mai a staccare completamente dalla mia professione, che poi è quello che mi identifica come persona: nonostante sia sotto l’ombrellone mi informo quotidianamente su ciò che accade tramite giornali e siti online, aggiorno costantemente le mail per verificare che non ci sia un’urgenza o che un cliente abbia bisogno di me, e in caso invece questo si verifichi mi rendo immediatamente disponibile e rispondo senza alcuna scocciatura o remora. “L’out of office” per me non ha senso di esistere.

Se ci basassimo esclusivamente su quello che la gente scrive sui social non ne uscirebbe un quadro edificante, ma quello di una marea di persone scontente e svogliate, che quando vedono i clienti al rientro a settembre non sono contenti di riprendere un percorso insieme a loro ma anzi, con la testa stanno già facendo il conto alla rovescia verso le prossime vacanze di Natale. Forse, a tutti i livelli di lavoro, dallo sportellista, al consulente, al manager, se avessimo una classe di lavoratori più appassionati e meno venali, spesso non saremmo costretti nostro malgrado ad imbatterci in persone inadatte a lavorare a contatto con il pubblico, maleducate, menefreghiste e talvolta anche poco preparate.

Ricordo che alcune delle qualità chiave per essere un bravo consulente finanziario sono l’empatia e il rapporto di fiducia che si costruisce con il cliente: due fattori che non vanno mai in ferie. Grazie per l’attenzione.

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