Banche e declassamenti, il pericolo di una nuova Lehman all’orizzonte? Ecco cosa ci aspetta

A cura di Manlio Marucci e Marco Licani Della Valle 
In un contesto internazionale in cui sono particolarmente evidenti  fenomeni legati alla dimensione dei rapporti economici, politici, di predominio delle risorse naturali disponibili e di potere che travalicano molto spesso il lato dei rapporti sociali, familiari  ed umani per una dignitosa convivenza civile di tutti gli esseri viventi del pianeta, assistiamo  indifesi e a volte impauriti ad una fase storica che sta cambiando radicalmente il nostro modo di pensare e di agire che mette in serio pericolo i modelli culturali interiorizzati e i nostri valori di vita vissuta. .
Senza alcuna remora di disturbare i potenti di turno, ma attraverso la cassetta degli attrezzi messi a disposizione delle nostre dirette conoscenze sui mercati finanziari e schemi interpretativi della realtà su cui si basano i rapporti tra struttura e sovrastruttura – che si compensano – abbiamo analizzato alcune variabili significative che riguardano il sistema  bancario e la finanza internazionale.
In queste nostre riflessioni, abbiano, in sostanza, tracciato un modello di analisi che mette in evidenza il rapporto del ruolo assunto dal complesso sistema bancario e i conseguenti sviluppi delle decisioni che vengono assunte dagli apparati finanziari che governano i singoli competitor nello scenario internazionale.
Due elementi di attualità ci aiutano ad anticipare il dibattito in corso: a) la riunione a Johannesburg, in Sudafrica, del vertice dei paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) di voler introdurre una moneta comune che possa permettere ai paesi Brics di non ricorrere al dollaro americano per effettuare gli scambi; b) la notizia dell’ansa su gli indici Pmi della Germania con i rendimenti dei decennali tutti in calo: il Btp cede 10 punti base al 4,19% mentre il Bund arretra di 9 punti al 2,55%. Con una caduta profonda dell’economia di quanto stimato in precedenza, almeno dell’1%”.Una ricaduta significativa sull’economia del vecchio continente.
Nel frattempo.
Standard & Poors declassa diverse banche statunitensi citando condizioni operative “difficili”.
Lunedì 21 agosto S&P Global ha tagliato i rating di credito e rivisto le sue prospettive per diverse banche statunitensi, a seguito di una mossa simile di Moody’s, avvertendo che i rischi di finanziamento e la redditività più debole probabilmente metteranno alla prova la forza creditizia del settore.
S&P ha declassato i rating di :
Associated Banc-Corp  e
Valley National Bancorp 
sui rischi di finanziamento e su una maggiore dipendenza dai depositi intermediati.
Ha inoltre declassato :
UMB Financial Corp 
Comerica Bank
Keycorp,
citando grandi deflussi di depositi e tassi di interesse prevalenti più elevati.
Un forte aumento dei tassi di interesse sta pesando sui finanziamenti e sulla liquidità di molte banche statunitensi, ha affermato in una nota di sintesi Standard & Poors, aggiungendo che i depositi detenuti dalle banche assicurate dalla Federal Deposit Insurance Corp continueranno a diminuire finché la Federal Reserve manterrà “un restringimento quantitativo”.
L’agenzia di rating ha inoltre declassato l’outlook di S&T Bank e River City Bank a negativo da stabile a causa, tra gli altri fattori, dell’elevata esposizione agli immobili commerciali.
All’inizio di questo mese Moody’s ha tagliato di un livello il rating di 10 banche, mettendo sei giganti bancari, tra cui
Bank of New York Mellon
US Bancorp 
State Street
Truist Financial
Tutte sotto stretta osservazione per potenziali downgrade.
Il crollo della Silicon Valley Bank e della Signature Bank all’inizio di quest’anno ha scatenato una crisi di fiducia nel settore bancario statunitense, portando a una corsa ai depositi presso una serie di banche regionali, nonostante le autorità abbiano lanciato misure di emergenza per rafforzare la fiducia.
Con Evergrande, assisteremo al prossimo Lehman Brothers?
La crisi del debito di Evergrande e la precauzione normativa – La storia si ripete.
Il settore finanziario ha attraversato crisi costanti fin dai suoi albori, come la mania dei tulipani olandese nel 1630 e la bolla britannica del Mare del Sud nel 1720. La crisi finanziaria globale del 2007-2008 è ancora fresca nella nostra memoria, poiché ha avuto conseguenze devastanti. impatto sulle economie mondiali e ha portato a una revisione dei quadri normativi in molte giurisdizioni, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, UE, Singapore e Cina.
Più recentemente, infatti, stiamo assistendo a una “nuvola nera e oscura” incombere sul settore bancario globale e sui mercati finanziari, come dimostrano i problemi di liquidità affrontati da Credit Suisse in Europa e Silicon Valley Bank negli Stati Uniti nel marzo 2023.
Inoltre, nel novembre 2022, FTX, il terzo più grande depositario di portafogli di scambio di criptovalute al mondo, ha subito un improvviso collasso, con conseguenti perdite significative per gli investitori globali in questa classe di attività emergente.
Tuttavia, l’attuale ondata di turbolenze finanziarie globali potrebbe essere iniziata molto prima di quanto si pensi : https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/17521440.2022.2150524 Nello Studio Analitico viene approfondito il tema di una delle più grandi crisi aziendali della storia umana:
La crisi del debito di Evergrande. Classificata come Società al 122° posto nella lista Fortune Global 500, Evergrande è un importante e fondamentale promotore immobiliare per l’economia cinese e non solo, un conglomerato aziendale con attività che spaziano dalla gestione patrimoniale, ai parchi a tema, alle auto elettriche, alle società Internet ed alle acque minerali.
Con una passività totale di 300 miliardi di dollari, negli ultimi anni non è riuscita a ripagare miliardi di dollari in prestiti ai suoi creditori, comprese le principali banche e gli obbligazionisti internazionali.
Il caso di studio di Evergrande riflette i legami strettamente intrecciati tra i mercati finanziari e l’economia reale, nonché il fragile equilibrio tra stabilità finanziaria e crescita economica che i politici spesso trovano difficile trovare.
Il documento esamina le cause e le conseguenze della crisi di Evergrande. Successivamente esplora le sfide legali e normative rilevanti, concentrandosi in particolare sulla protezione degli investitori finanziari nazionali e offshore e sulle preoccupazioni relative alla stabilità finanziaria con potenziali effetti di ricaduta.
Di seguito gli aspetti ed i principali risultati che ne possono scaturire:
1. La tutela degli investitori nazionali e offshore
La preoccupazione principale nella crisi del debito di Evergrande è la probabilità che gli investitori in titoli di debito e azionari, in particolare gli investitori al dettaglio, recuperino i propri fondi. Evergrande, quotata a Hong Kong, ha numerosi azionisti a livello globale, tra cui Chinese Estates Holdings Limited e Vanguard Group con sede negli Stati Uniti.
Se la situazione finanziaria di Evergrande non dovesse migliorare, è molto probabile che i suoi obbligazionisti subiscano perdite sul capitale.
D’altro canto, le banche nazionali e gli obbligazionisti cinesi hanno maggiori possibilità di recuperare i propri investimenti attraverso procedimenti civili formali o accordi volontari con Evergrande, considerando che la società possiede ancora asset preziosi, tra cui oltre 1.000 progetti immobiliari e rilevanti investimenti azionari.
Tuttavia, gli obbligazionisti offshore, con debiti per oltre 20 miliardi di dollari, si trovano ad affrontare opzioni legali limitate. La legge cinese vieta le garanzie dirette da parte di società costituite in Cina per strumenti di debito emessi dalle loro filiali offshore. Per aggirare questo problema, gli emittenti di obbligazioni societarie istituiscono società veicolo offshore (SPV) che emettono obbligazioni societarie, spesso accompagnate da una struttura di mantenimento delle partecipazioni.
Questa struttura prevede un accordo contrattuale tra la società madre cinese e la sua filiale offshore, garantendo la salute finanziaria di quest’ultima sulla base di determinati rapporti o livelli di liquidità. Tuttavia, l’applicabilità di tali accordi rimane incerta, esponendo gli investitori globali a rischi di investimento significativi in caso di default e insolvenza.
2. Le implicazioni per la stabilità finanziaria
La crisi del debito di Evergrande potrebbe anche comportare un accumulo di vulnerabilità nei settori immobiliare, bancario e finanziario non bancario strettamente collegati della Cina, mettendo in pericolo la stabilità del sistema finanziario cinese e potenzialmente riversandosi sui mercati dei capitali internazionali.
Un recente rapporto sulla stabilità finanziaria globale del FMI considera come i canali di trasmissione macrofinanziaria potrebbero provocare instabilità finanziaria a livello nazionale e quindi globale.
Mentre l’esposizione diretta aggregata delle banche cinesi a Evergrande sembra essere limitata, l’esposizione del sistema finanziario a Evergrande potrebbe essere sostanziale se lo “stress” si diffondesse al più ampio settore dello sviluppo immobiliare.
Un rallentamento più marcato del previsto nel mercato immobiliare porterebbe a un ridimensionamento degli investimenti immobiliari con effetti considerevoli su altri investimenti privati (ad esempio, materiali da costruzione, elettrodomestici e mobili) e una contrazione delle entrate dei governi locali.
Un “calo dei prezzi delle case” si tradurrebbe in un indebolimento del reddito e dell’occupazione, e quindi inciderebbe negativamente sui consumi privati. Chiaramente, il deterioramento della fiducia del mercato potrebbe rapidamente diventare un evento scatenante e spingere il sistema finanziario oltre il limite.  Si vuole evidenziare e sottolineare che qualora le decisioni politiche e normative volte a prevenire e mitigare i rischi per la stabilità finanziaria non dovrebbero essere prese in compartimenti stagni. Ma le politiche macroeconomiche devono essere considerate nel loro insieme: alla protezione degli investitori e ai potenziali effetti distributivi, nonché alle implicazioni più ampie sulla propensione al rischio degli investitori stranieri.
3. Troppo grandi per fallire (TBTF)
Come suggerisce il nome della Società Evergrande, la sua essenza è essere grandi. Non sorprende che molti partecipanti al mercato considerino Evergrande come “troppo grande per fallire” (TBTF). Appare quindi logico e a tutti – nessuno escluso – corrispondere alle aspettative dei mercati che vi sia un tempestivo intervento da parte del Governo Cinese per evitare il suo collasso. L’attuale strategia normativa per tutti i colossi “Too Big To Fail” è stata progettata pensando alle istituzioni finanziarie, con la sua manifestazione più evidente durante la crisi finanziaria del 2007-2008.
  • Proprio con la crescita dei settori non bancari, che forniscono servizi finanziari, che potenzialmente diventano importanti a livello sistemico, il viaggio per estendere tali condizioni ad altre società destabilizzerebbe l’intero sistema finanziario e a breve il suo crollo.
  • È la prima volta che assistiamo ad un gruppo imprenditoriale non finanziario che potrebbe potenzialmente destabilizzare i mercati finanziari internazionali.
Questa complessità è anche esacerbata dall’uso di strutture finanziarie e accordi giuridici innovativi. I politici dovrebbero, quindi, ripensare la strategia di regolamentazione dei grandi conglomerati aziendali che hanno una capacità di indebitamento simile alla funzione di raccolta dei depositi delle banche.
In questo possibile scenario – in conclusione-  potremo solo ed unicamente attenderci una nuova ondata di crisi finanziarie con effetti di contagio a livello planetario ed allora molto verosimilmente potremmo affermare che “la musica si fermerà”.
In definitiva citando il vecchio Marx, “I fatti storici si presentano prima come tragedie e poi si ripetono come farse, come commedie”. De te fabula narratur!

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