Banche, nessun passo indietro sull’aumento in contratto

«Non essendoci un progetto comune sulla parte normativa e su come gestire i cambiamenti del lavoro che devono passare da una regolamentazione nazionale e da una attuazione nei gruppi, con gli accordi di secondo livello, si creeranno inevitabilmente delle divisioni fra i gruppi bancari e, per nascondere questa situazione, il focus sarà spostato sulla parte economica, dove, però, il sindacato non farà alcun passo indietro» sulla richiesta di aumento medio mensile di 435 euro. La tassa sugli extraprofitti delle banche «non potrà pesare sul negoziato per il rinnovo del contratto di lavoro dei bancari». Lo ha detto, in una intervista al Sole24Ore, il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, in relazione al negoziato in corso per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro dei dipendenti delle banche italiane.
«La premessa del prossimo incontro per la parte economica è nella decisione del ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, al nostro congresso. Il Casl Abi non potrà non considerare quella posizione che va ritenuta come la dichiarazione politica del primo gruppo bancario italiano» ha spiegato il segretario generale della Fabi. Per quanto riguarda ancora la parte normativa del contratto, Sileoni ha detto che c’è «la comprensione dei cambiamenti del modello organizzativo e del lavoro e la volontà, da parte nostra di condividerla con le banche. Ma il problema non è tanto sindacale, visto che noi abbiamo presentato una piattaforma molto articolata e complessa, quanto datoriale. All’interno del Casl di Abi, alcune banche non hanno né un progetto definito né una visione rispetto a dove portare il proprio gruppo. Fino ad oggi non lo hanno espresso, vedremo nei prossimi incontri»

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