UniCredit, l’educazione finanziaria passa dalle donne

La parità di genere parte dal portafoglio e dalla capacità di gestirlo. Proprio per questo bisogna affrontare il tema dell’indipendenza finanziaria e del rapporto degli italiani – ma soprattutto delle italiane – con i soldi.

UniCredit ha commissionato a Ipsos una ricerca proprio su questo tema, presentata ieri (21 settembre, ndr) durante un evento al Corriere della Sera. “Le donne risultano meno propense al rischio tanto che, se avessero 10mila euro da parte, una su quattro li terrebbe sul conto corrente” ha evidenziato il ceo di Ipsos, Nicola Neri.

Le motivazioni sono diverse, ma derivano soprattutto da una questione culturale. «Le donne sono cresciute con l’idea che il denaro non fosse un loro problema: il risultato di questo pensiero è un allontanamento delle donne dalle questioni economiche” ha detto l’economista Azzurra Rinaldi, direttrice della School of Gender
Economics dell’università Unitelma Sapienza.

Nonostantu tutto, però, la minore propensione al rischio delle donne può essere un punto di forza. “Secondo la Consob, la maggiore presenza di donne nei cda delle aziende ha aumentato le performance delle società: la diversa valutazione del rischio, infatti, dà risultati migliori” ha confermato Marina Calloni, professoressa ordinaria di Filosofia politica e sociale all’Università Milano-Bicocca.

Il gap tra uomini e donne in ambito finanziario è quindi sì evidente, ma si può superare investendo nell’educazione, come sostenuto da Annalisa Areni, head of client strategies di UniCredit: “Il nostro istituto è dotato di una banking academy che offre corsi differenziati per genere, oltre ad offrire alle nostre clienti consulenze mirate, che tengono conto delle loro peculiarità”.

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