Investire nella fotografia

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di Stefano Porrone 25 Settembre 2008 | 16:00
Gregory Crewdson è un fotografo, ma le sue immagini hanno qualcosa di speciale. Guardandole si ha la sensazione di osservare la scena di un film, con la differenza che quello che abbiamo sotto gli occhi sarà l’unico fotogramma che vedremo. Sì, perchè Crewdson allestisce dei veri e propri set cinematografici ma ciò che ne viene fuori è una sola, straordinaria fotografia.

Gregory Crewdson (Brooklyn, 26 settembre 1962) è nato a Park Slope, un quartiere di Brooklyn. Da ragazzo ha fatto parte di un gruppo punk rock chiamato The Speedies. La loro maggiore canzone Let Me Take Your Photo divenne profetica per quello che Crewdson sarebbe diventato nella sua vita.

Gli inizi del percorso artistico di Gregory Crewdson risalgono agli anni 1987-1988 con la cosiddetta serie Early Work e la serie Natural Wonder che riflette il fascino provato dal fotografo americano in rapporto ad eventi di una natura magica e mistica, fino alla serie Twilight (1998-2002) che segna il suo riconoscimento internazionale. In queste immagini “l’intrigante e oscura energia di una natura indomabile giunge in salotto”.

Nelle ultime serie Dream House (2002), e Beneath the Roses, (2003-2005), Crewdson sembra lavorare decisamente più come un regista che come un fotografo.

Le bellissime, complesse messe in scena di Dream House sono preparate accuratamente con l’aiuto di un folto team di aiutanti, in una casa non abitata del Vermont, dove tutto è rimasto come quando il proprietario era in vita. Crewdon ha preteso e ottenuto che gli attori prescelti – Tilda Swinton, Julianne Moore, Philip Seymour Hoffamn, William H. Macy e Gwyneth Paltrow – arrivassero sul set da soli, senza assistenti,  in modo da farli concentrare e catturare dalla atmosfera della casa. Il risultato è quello di assistere a un film, una storia alla David Lynch, carica di mistero e inquietudine.

Crewdson, che è stato un influente professore dell’Università di Yale, si mostra a sua volta influenzato, nelle sue precise e realistiche descrizioni dell’America rurale, dallo stile documentaristico inventato a suo tempo da fotografi storici come Walker Evans e William Eggleston. Ma con il suo uso di luci teatrali, l’impiego di elementi fantastici e soprannaturali e con la sua fiducia in uno stile largamente narrativo, ha di fatto portato ancora più avanti la tradizione della staged photography, lanciata da artisti come Cindy Sherman e Jeff Wall, che è ormai considerata uno delle modalità espressive più importanti della fotografia contemporanea.

La mostra di Milano, che rappresenta l’anteprima europea della serie Dream House – dodici grandi fotografie che formano un’unica opera – presenterà, anche fotografie del backstage e sarà accompagnata da uno straordinario volume edito da Photology con la riproduzione delle immagini esposte e testi dello stesso Crewdson, di Kathy Ryan, photo editor del New York Times che ha collaborato al progetto e di Tilda Swinton.

Un immersione nella vita quotidiana della provincia americana che lascia affascinati e turbati ad un tempo.

GREGORY CREWDSON. DREAM HOUSE
Photology – Via della Moscova 25 – Milano
18 SETTEMBRE 2008 – 22 NOVEMBRE 2008

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