Promotori, la crisi fa esplodere la hot-line

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Cosa rispondono i promotori ai clienti che domandano preoccupati “ora che facciamo?”. Bluerating.com ha condotto un’inchiesta tra le reti per cercare di capirlo. E le risposte dei professionisti sono, in questo senso, illuminanti…

di Redazione30 settembre 2008 | 13:09
Istantanee di una crisi: il default di Lehman, i broker che lasciano gli uffici con le scatole in mano, la nazionalizzazione di Fortis, quella di Dexia, la bocciatura del piano Paulson e le Borse che crollano. Senza dimenticare la cronica crisi del risparmio gestito italiano.
 
Secondo voi i promotori finanziari stanno passando giornate tranquille? Assolutamente no.
 
I professionisti contattati da bluerating.com, che fanno parte delle prime 7 reti per raccolta netta, da Fineco a Finanza & Futuro, da Rasbank a Mediolanum, hanno confermato che in queste ore il telefono scotta e i clienti non sembrano voler dar loro tregua. Mentre la domanda più frequente è facilmente intuibile – Bisogna preoccuparsi? – le risposte dei promotori ai clienti sono tra le più variopinte.
 
In questa particolare classifica svetta senza dubbio la frase: “nel passato i periodi di crisi hanno seguito i periodi di boom in modo ordinato e prevedibile. E’ insomma un segno costante del libero mercato, come il susseguirsi delle stagioni”.
 
Ci sono poi promotori che si spingono più in là chiarendo “che sì, questa crisi passerà alla storia. Ma nella pratica si rivelerà una grande opportunità perchè si possono comprare buoni strumenti a prezzi di saldo. Ovviamente questo discorso è indirizzato prevalentemente agli investitori che “sanno mantenere i nervi saldi e hanno un bel po’ di liquidità nel portafoglio”.
 
Per fortuna qualcuno dei promotori finanziari intervistati non sembra voler correr dietro alla retorica, e la risposta frequente, probabilmente la più saggia, è quella di “attendere che la bufera passi, parcheggiando gli investimenti nei fondi di liquidità”.
 
Il vademecum del buon investimento nei periodi di crisi comprende poi la diffida ad acquistare titoli di banche specializzate unicamente nell’investment banking. Quelle, insomma, a maggior rischio liquidità dato che non hanno l’opportunità di fare raccolta tra i correntisti.
 
Un’altra indicazione che arriva dai promotori è quella di stare alla larga “pure dalle società quotate gravate di debiti, anche quelle che non fanno parte del comparto finanziario”.
 
E infine, sono bandite dai promotori anche le obbligazioni governative: “la convulsa caccia agli investimenti meno rischiosi sta spingendo a tal punto i prezzi, intaccando di conseguenza i rendimenti, da rendere la loro quotazione sproporzionata e lontana dai fondamentali”.
In sintesi l’investitore che acquista ora un bond, pur coprendosi dai crolli di Borsa, finisce pure per ottenere rendimenti molto inferiori a quelli realizzati nel passato, non preservandosi nemmeno dall’inflazione”.
 
Questa breve lezione impartita dai promotori è parecchio utile ma non certo esaustiva. Nessun promotore è stato infatti in grado di dare una riposta chiara su uno degli argomenti più rilevanti, ovvero l’uscita dagli investimenti già in portafoglio a più alto tasso di rischio.
 
Alcuni hanno abilmente glissato rimandando a data da destinarsi – “quando la situazione sarà più chiara” – la soluzione di questo dilemma.
 
Più il tempo passa, tuttavia, e più il problema si ingrandisce. 
Attendendo una risposta che tarda ad arrivare, quanti risparmiatori rischiano di trovarsi in mano un investimento o una polizza che vale zero?
 
Ora allarghiamo l’inchiesta. Cosa rispondereste voi ai clienti che domandano preoccupati “ora che facciamo?”
 

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