Consulenti, la concorrenza dei Btp obbliga al cambio di passo

Una rondine non fa primavera e il proverbio vale anche per l’industria italiana della consulenza finanziaria alle prese da diversi mesi con una crisi profonda della raccolta da risparmio gestito a esclusivo vantaggio dell’amministrato. E tuttavia, secondo gli ultimi dati disponibili, a novembre scorso le reti di consulenza hanno realizzato volumi di raccolta netta per 2,5 miliardi di euro. Ma quello che più importa è il bilancio sui prodotti del risparmio gestito che è tornato positivo perché su questi asset sono stati realizzati investimenti netti per 600 milioni di euro, con il coinvolgimento di tutte le macro-famiglie di prodotto. Peraltro le risorse nette destinate agli strumenti finanziari amministrati, pari a 800 milioni di euro, hanno registrato una decisa riduzione come conseguenza di un maggiore volume delle movimentazioni in uscita dai bond pubblici. La raccolta netta su conti correnti e depositi è positiva per 1,1 miliardi di euro. Il bilancio della raccolta dei primi undici mesi dell’anno passato, così, è salito a 38,1 miliardi di euro e tuttavia il saldo rispetto allo stesso periodo del 2022 evidenzia una flessione, sia pur contenuta (-3,7% a/a). C’è da osservare, poi, che anche nel nuovo anno continuerà la “concorrenza” al gestito da parte dello Stato italiano. Infatti vi saranno ancora emissioni di Btp disegnati esplicitamente per i risparmiatori individuali.

Rientra nelle strategie del Tesoro proseguire l’offerta dei titoli destinati al retail, anche “mediante nuovi strumenti”, per aumentare la “loro partecipazione diretta al debito pubblico”. Per quanto riguarda il Btp Valore, vero e proprio “successo” del 2023 con oltre 35 miliardi di raccolta, il Tesoro valuterà l’opportunità di effettuare una o più emissioni, definendo in base alle condizioni di mercato la struttura finanziaria più opportuna in termini di scadenza (cinque anni l’ultima emissione), tipologia e periodicità di pagamento delle cedole (di tipo step-up, con cedola più elevata per gli ultimi due anni, la struttura adoperata nel 2023) e il premio extra finale di fedeltà (0,5% nell’ultima emissione). Nel corso del 2024 saranno poi rimborsati 12 miliardi di due Btp Italia, i titoli indicizzati all’inflazione italiana, e anche in questo caso il Tesoro valuterà la scadenza più opportuna per il nuovo titolo da emettere, mentre non ci sono indicazioni, al di là di una generica disponibilità a valutarne un nuovo collocamento, per il Btp Futura, introdotto nel 2020 e non più collocato nel 2023.Quest’anno la rinnovata concorrenza dello Stato emittente sarà un problema non da poco per le banche-reti e i consulenti finanziari. Che dovranno rimodulare l’offerta, rendendola sempre più personalizzata e su misura del cliente: insomma i cf dovranno cambiare passo. Sono pronti?

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