FinecoBank, l’intelligenza artificiale entra nella consulenza

Sul Sole 24 Ore Paolo Di Grazia, vicedirettore generale e responsabile global business di FinecoBank affronta il tema dell’intelligenza artificiale all’interno della strategia per la consulenza finanziaria: “Le prime applicazioni di intelligenza artificiale per la consulenza arriveranno nel 2024. Poi, via via l’uso sarà ampliato. Nei prossimi 5 anni arriveremo ad avere un utilizzo trasversale nelle diverse aree della banca”. Un approccio graduale così impostato, consente di valutare attentamente problematiche legate agli aspetti normativi e di compliance della nuova tecnologia.

Tornando al tema dell’advisory, l’Ia costituirà un valido supporto al lavoro dei professionisti. “Darà una spinta alla produttività, consentendo al consulente di liberarsi delle attività a basso valore aggiunto, per concentrarsi su quelle più rilevanti”, afferma Di Grazia, consentendo in più “la forte personalizzazione del servizio”.

Ampliando il discorso ad altri utilizzi dell’Ia all’interno della banca, si parla di applicazione del machine learning per la sicurezza informatica, anche in ottica antifrode, con un algoritmo che incrocia migliaia e migliaia di dati. Si pensi per esempio alla verifica, da remoto, della conformità alla prassi del cliente di un’operazione effettuata a distanza, così da prevenire l’eventuale frode.

Finora Fineco ha sviluppato internamente i propri algoritmi traendone diversi vantaggi competitivi, tuttavia questo approccio pare debba essere rivalutato. “Si vanno creando”, sostiene Di Grazia, “importanti ecosistemi tecnologici, non solo legati all’Ia, che richiedono a ciascuna realtà di aprirsi. È necessario comprendere e acquisire le nuove conoscenze le quali, tra le altre cose, sono sempre più complesse”.

Di Grazia, infine, conclude affrontando il problema della cosiddetta black box. “Su questo fronte è importante ricordare che le decisioni ultime non devono mai essere prese dall’algoritmo, il quale non ha lo spirito critico, il libero arbitrio. Di conseguenza, la parola ultima spetta sempre all’agente umano”.

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