Dossier “Guardando a una nuova Mifid”: il pensiero di Luigi Conte (Anasf)

Sono ormai passati più di sei anni da quando, il 3 gennaio del 2018, è entrata in vigore in tutta l’Unione europea l’ormai celeberrima direttiva Mifid 2 (2014/65/EU) che, insieme alla Mifir o Markets in financial instruments regulation (regolamento EU n. 600/2014) ha preso il posto della precedente regolamentazione. È spettato poi ai singoli Stati membri dell’Unione il recepimento delle nuove regole, con l’adattamento della disciplina nazionale. Su questo fronte, probabilmente, il cammino non è stato dei più semplici. A titolo di prova, senza dimenticarsi dell’ormai abusato detto “tra dire e il fare c’è di mezzo il mare”, fa sicuramente effetto leggere i risultati di una  recente ricerca degli esperti di finanza comportamentale di Oxford Risk, la quale ha evidenziato che molti gestori patrimoniali europei non riescono ancora ad adattarsi pienamente alla direttiva, non valutando completamente l’idoneità della clientela agli investimenti e ai livelli di rischio. In particolare, una evidenza dell’analisi lascia decisamente interdetti: il 75% degli intervistati ammette di fare affidamento in gran parte sui clienti per sapere qual è il loro livello di rischio adeguato. Sondaggio alla mano, quindi, non tutto è andato per il verso giusto, anche se sicuramente gli spunti offerti dal legislatore sono andati nella direzione della tutela del risparmio. Inoltre, focalizzandoci su un’altra delle tematiche del momento in materia di investimenti, cioè la sostenibilità, solo due gestori patrimoniali europei su cinque (38%) sono pienamente consapevoli e comprendono appieno le direttive Mifid sulle valutazioni di conformità Esg. Per cercare di entrare nel merito di questa spinosa tematica, BLUERATING ha deciso di contattare alcuni tra i principali esperti in materia, distribuiti tra volti istituzionali e decani del settore. Abbiamo posto loro tre domande, ragionando anche sui possibili ulteriori interventi normativi; ecco le risposte che abbiamo ricevuto, punto per punto.

Luigi Conte, presidente Anasf

Sono sei anni che Mifid 2 è entrata in vigore. A suo avviso il recepimento dei principi cardine della direttiva da parte dell’industria italiana è stato effettivo?

La Mifid 2 rientra nell’ambito dell’Unione dei Mercati dei Capitali, un percorso iniziato già da diversi anni che ha tra i suoi obiettivi lo sviluppo di un mercato unico dei servizi finanziari in Europa, nel quale siano assicurate la trasparenza e la protezione degli investitori. Ha contribuito fortemente ad accrescere la trasparenza delle informazioni per la clientela e soprattutto a elevare la qualità del servizio di consulenza a favore del cliente, tra l’altro assicurando la migliore valutazione di adeguatezza possibile del profilo del risparmiatore, che si basa sulla raccolta di una serie di informazioni che riguardano le sue conoscenze ed esperienze in materia di investimenti riguardo al tipo specifico di prodotto o servizio; la sua situazione finanziaria, tra cui la capacità di sostenere eventuali perdite; i suoi obiettivi d’investimento, inclusa la tolleranza al rischio. Da agosto 2022 i questionari di valutazione dei risparmiatori sono stati tra l’altro integrati con le preferenze di sostenibilità del cliente.  La direttiva europea ha consentito quindi notevoli passi avanti nella conoscenza approfondita della clientela e ritengo che la sua applicazione abbia portato benefici effettivi. U

na recente ricerca di Oxford Risk ha evidenziato che i wealth manager europei stanno avendo difficoltà nell’applicare appieno i criteri di adeguatezza agli investimenti dei propri clienti. Quali sono le principali difficoltà su questo fronte e come si può lavorare a suo avviso per migliorare la tutela dei risparmiatori?

La profilazione della clientela non consiste nella mera compilazione di un questionario con il solo scopo di adempiere alle formalità previste dalle norme. È un momento di profonda conoscenza del cliente che consente al consulente finanziario di cogliere pienamente le sue esigenze. La profilazione del risparmiatore non è una valutazione statica, ma dinamica, e segue il ciclo di vita del cliente e le sue mutate esigenze e obiettivi. Si tratta di un processo di conoscenza continua, una pianificazione delle esigenze del risparmiatore che deve essere rivista ogni qualvolta  se ne ravvisi la necessità, attraverso un’attenta attività di monitoraggio. Se vissuta in questa modalità la valutazione di adeguatezza non può essere percepita come un fardello. Certamente occorre trovare il giusto canale comunicativo con il cliente affinché ne colga la rilevanza e comprenda la necessità di fornire informazioni accurate.

Più in generale, quale ritiene possano essere i punti chiave di sviluppo della normativa sui quali il legislatore dovrebbe concentrarsi nell’ottica di una potenziale Mifid 3?

La Commissione europea si è attivata negli ultimi mesi nell’ambito della strategia per gli investitori retail con la finalità di rivedere le norme sulla protezione dei risparmiatori, non solo quelle previste nella Mifid 2, ma anche nelle principali direttive del settore finanziario assicurativo. Il legislatore si è concentrato quasi unicamente sul tema dei costi, proponendo una serie di modifiche che mirano unicamente alla loro riduzione. Credo che il proposito principale di una nuova Direttiva debba invece essere quello di accrescere ulteriormente la trasparenza e la qualità dei servizi offerti, tenendo in considerazione anche gli sviluppi del mercato legati all’innovazione e  alla sostenibilità. L’auspicio è che il dibattito seguito alla presentazione della proposta della Commissione europea porti a un confronto tra  stakeholder che consenta lo sviluppo di un mercato europeo efficiente e a prova di risparmiatore. Noi faremo la nostra parte.

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