Dossier “Guardando a una nuova Mifid”: il pensiero di Massimo Arrighi (Kearney)

Sono ormai passati più di sei anni da quando, il 3 gennaio del 2018, è entrata in vigore in tutta l’Unione europea l’ormai celeberrima direttiva Mifid 2 (2014/65/EU) che, insieme alla Mifir o Markets in financial instruments regulation (regolamento EU n. 600/2014) ha preso il posto della precedente regolamentazione. È spettato poi ai singoli Stati membri dell’Unione il recepimento delle nuove regole, con l’adattamento della disciplina nazionale. Su questo fronte, probabilmente, il cammino non è stato dei più semplici. A titolo di prova, senza dimenticarsi dell’ormai abusato detto “tra dire e il fare c’è di mezzo il mare”, fa sicuramente effetto leggere i risultati di una  recente ricerca degli esperti di finanza comportamentale di Oxford Risk, la quale ha evidenziato che molti gestori patrimoniali europei non riescono ancora ad adattarsi pienamente alla direttiva, non valutando completamente l’idoneità della clientela agli investimenti e ai livelli di rischio. In particolare, una evidenza dell’analisi lascia decisamente interdetti: il 75% degli intervistati ammette di fare affidamento in gran parte sui clienti per sapere qual è il loro livello di rischio adeguato. Sondaggio alla mano, quindi, non tutto è andato per il verso giusto, anche se sicuramente gli spunti offerti dal legislatore sono andati nella direzione della tutela del risparmio. Inoltre, focalizzandoci su un’altra delle tematiche del momento in materia di investimenti, cioè la sostenibilità, solo due gestori patrimoniali europei su cinque (38%) sono pienamente consapevoli e comprendono appieno le direttive Mifid sulle valutazioni di conformità Esg. Per cercare di entrare nel merito di questa spinosa tematica, BLUERATING ha deciso di contattare alcuni tra i principali esperti in materia, distribuiti tra volti istituzionali e decani del settore. Abbiamo posto loro tre domande, ragionando anche sui possibili ulteriori interventi normativi; ecco le risposte che abbiamo ricevuto, punto per punto.

1 Sono sei anni che Mifid 2 è entrata in vigore. A suo avviso il recepimento dei principi cardine della direttiva da parte dell’industria italiana è stato effettivo?

2 Una recente ricerca di Oxford Risk ha evidenziato che i wealth manager europei stanno avendo difficoltà nel applicare appieno i criteri di adeguatezza agli investimenti propri clienti. Quali sono le principali difficoltà su questo fronte e come si può lavorare a suo avviso per migliorare la tutela dei risparmiatori?

3 Più in generale quale ritiene possano essere i punti chiave di sviluppo della normativa sui quali il legislatore dovrebbe concentrarsi nell’ottica di una potenziale Mifid 3?

MASSIMO ARRIGHI Partner di Kearney 

1 Sei anni di Mifid 2. Sei anni di cambiamenti per l’industria del risparmio gestito. Una maggiore trasparenza per i risparmiatori rimasti scottati dalla vendita fraudolenta di bond subordinati non adatti alla clientela. Il bilancio, dunque, è senz’altro positivo. La direttiva è stata sicuramente utile in ottica di diversificazione assicurando un monitoraggio costante dell’adeguatezza dei portafogli. Si sono fatti passi avanti importanti per mettere a punto i questionari che indagano le esigenze e le aspettative dei risparmiatori. Sono state adottate procedure rigorose e automatiche di verifica della coerenza con i prodotti inseriti nei portafogli di investimento in relazione alla loro rischiosità. I servizi di consulenza sono stati implementati da tutti gli operatori, ampliando la gamma di prodotti offerti ed eliminando potenziali forme di incentivazione commerciale legate a specifici prodotti. Sono però, è doveroso dirlo, rimaste in piedi le retrocessioni di commissioni dalle società prodotto ai distributori e anche i recenti tentativi della commissaria europea alla concorrenza sono risultati vani.

Quel che è certo è che le attività di monitoraggio costante degli investimenti si sono ampiamente diffuse in tutto il mercato e dopo vari travagli iniziali anche i report sui costi hanno iniziato a circolare. Alcune categorie di clienti più sensibili ai prezzi hanno iniziato a fare confronti ed esercitare pressione per contenerli. Possiamo certo dire che in questi anni l’attività di consulenza si sia arricchita di contenuti. L’offerta si è evoluta, anche grazie alla crescita degli ETF nei portafogli e allo sviluppo di contenitori multi-asset (come i Fogli di Fideuram). E’ ancora però estremamente limitata la diffusione di consulenze “a parcella” dove il servizio viene pagato in modo distinto: sarà la sfida dei prossimi anni.


2 La diapositiva che emerge dalla ricerca è in chiaroscuro sotto alcuni aspetti. È un campanello d’allarme per l’intera industria perché i risultati non sono stati all’altezza delle attese nello stabilire le preferenze dei nuovi clienti in materia di sostenibilità degli investimenti Esg. C’è un’evidente incapacità dei processi attuali di fornire informazioni approfondite in materia di allocazione degli investimenti Esg. Il gap informativo è dovuto alla mancanza di processi e tecnologie adeguate a poter mappare le necessità dei propri clienti. Per colmarlo saranno sicuramente necessari investimenti in soluzioni e strumenti in grado di colmare il gap conoscitivo attuale. Questo può essere un versante su cui orientare l’ottica di una potenziale Mifid 3.

3 Come anticipato, certamente dovrebbe indagare i possibili impatti che le nuove tecnologie di intelligenza artificiale generativa possono avere sull’industria e provare a fornire delle linee guida, soprattutto a tutela dei risparmiatori. Da un lato queste tecnologie possono migliorare l’efficienza dei processi operativi grazie a nuovi e superiori livelli di automazione e potrebbero anche accrescere il grado di personalizzazione dei servizi offerti, grazie alla superiore capacità di analisi ed elaborazione dei profili e delle caratteristiche dei clienti e confrontarli con l’universo degli investimenti. Dall’altro lato, dobbiamo evitare che l’applicazione di questo tipo di soluzioni diventi troppo invasiva con il rischio di spersonalizzare il servizio di consulenza e riducendo la sfera emotiva connaturata agli aspetti relazionali fra wealth manager e cliente.

Qui le precedenti puntate del dossier:

Marco Tofanelli

Massimo Scolari

Luigi Conte

 

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