Nuova distribuzione? Ma da sola non basta da advisor

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di Redazione 10 Ottobre 2008 | 10:55
Per risollevare le sorti dell’industria italiana del risparmio gestito Mario Draghi & Soci hanno deciso di cambiare drasticamente il sistema distributivo. L’idea di base è quella di istituire un gruppo di lavoro con le principali associazioni del settore, al fine di approfondire gli effetti e le condizioni per l’introduzione di un sistema di gestione accentrata in regime di dematerializzazione delle quote dei fondi aperti e la creazione di eventuali piattaforme telematiche.
Nel primo caso è prevista la possibilità per l’investitore di passare da un collocatore ad un altro conservando l’investimento in quote di fondi aperti sottoscritte presso il primo. E su questo aspetto Cesare Armellini, presidente di Consultique, è favorevole perché, «oltre a permettere la portabilità dei fondi favorita dall’utilizzo di piattaforme dedicate ai consulenti fee only, si aiuterebbe notevolmente l’operatività a vantaggio del cliente, non più vincolato a un singolo intermediario». 
Attualmente però, la libertà di passare a un altro collocatore è limitata dal fatto che la banca depositaria, operando per conto della società di gestione del fondo, dovrebbe stabilire interrelazioni con collocatori diversi da quelli prescelti dal gestore collettivo e ciò vincolerebbe l’investitore che intende trasferire la propria posizione su un conto acceso presso un altro intermediario a richiedere il rimborso delle quote detenute, sopportando i relativi costi.
Per questo, il secondo passaggio della proposta porterebbe alla creazione di piattaforme telematiche per consentire agli investitori la sottoscrizione e il rimborso di quote di fondi in contropartita diretta con le società di gestione, senza pagare commissioni di distribuzione. 
Questa lodevole iniziativa, però, per molti operatori del settore non è ancora sufficiente per rimettere in piedi un sistema che da inizio anno ha evidenziato deflussi per quasi 90 milioni di euro (vedi grafico a pagina 35, ndr). 
«Ritengo che per risolvere la crisi dei fondi – afferma Elio Conti Nibali, presidente di Anasf (Associazione nazionale dei promotori finanziari) – bisogna innanzitutto analizzarne le cause. I deflussi degli ultimi anni sono stati generati da un disimpegno diffuso da parte del sistema bancario, che ha dirottato quote di risparmio su altri strumenti, in primis di liquidità, ma anche strutturati. I promotori finanziari sono stati gli unici a continuare nel consigliare i propri clienti, e in quest’ottica non hanno contribuito al disinvestimento massiccio dal gestito. Tutto ciò premesso, ritengo che la crisi sia oggi strutturale e che le soluzioni devono essere cercate con misure più sinergiche». 
A dar man forte ad Anasf, un’altra soluzione potrebbe essere data, secondo Armellini, dalla «creazione di prodotti di qualità, ovvero fondi efficienti e realmente generatori di valore, oltre che, come già sottolineato dal governatore Draghi, dall’ampliamento del raggio d’azione concesso ai consulenti indipendenti».
Per invertire la rotta ai risparmiatori, occorrerebbe, aggiunge Conti Nibali, «realizzare una parificazione fiscale dei prodotti italiani rispetto a quelli esteri; fornire un’incentivazione, anche fiscale, del risparmio di medio/lungo termine; dare maggiore autonomia alle società di gestione rispetto al sistema bancario; una maggiore e accurata consulenza nella fase di scelta e assistenza continua al cliente da parte di tutti coloro che entrano in contatto con i risparmiatori, e non solo dei promotori finanziari. Tutto questo va coniugato con l’attenzione all’educazione finanziaria dei risparmiatori».
Il lato buono della faccenda è che, dopo mesi di incontri c’è un’iniziativa concreta, che punta a coinvolgere tutti i protagonisti dell’industria, e che, stando al calendario degli appuntamenti stabilito da Consob, dovrà essere discussa e approvata entro marzo 2009. 

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