Le SGR estere si dividono su Assogestioni

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di Redazione 3 Ottobre 2008 | 15:45
Alcune società estere non condividono la posizione anti-dematerializzazione di Assogestioni. Criticano il cambio di rotta dell’associazione guidata da Marcello Messori e chiedono un chiarimento prima del prossimo incontro con Consob. Ma non mancano i consensi.

Le Sgr estere si ribellano ad Assogestioni? La posizione dell’associazione guidata da [p]Marcello Messori[/p] di contrarietà al provvedimento sulla dematerializzazione, proposto dalla Consob, non è piaciuta a diverse associate di diritto estero.
“Siamo perplessi in merito alla decisione di Assogestioni di assumere una posizione contraria alla dematerializzazione” ha fatto sapere a Bluerating una fonte vicina a una delle Sgr estere associate, che preferisce mantenere l’anonimato.

Stessa perplessità e disappunto l’hanno dichiarata altre società di gestione straniere rappresentate da Messori. “Se Assogestioni confermerà la posizione sulla dematerializzazione siamo pronti a riconsiderare la nostra presenza all’interno dell’associazione” ha chiarito un manager di una Sgr.

Ma il dubbio maggiore riguarda il cambio di rotta di Assogestioni. “Fino a sei mesi fa le reti di distribuzione erano indicate dall’associazione come una delle principali cause della crisi della raccolta delle Sgr italiane (causa le retrocessioni, ndr) – conferma un manager – Oggi ci schieriamo accanto alle reti e ci opponiamo a un mercato più competitivo e basato sulla vera architettura aperta”. Questo è il punto meno chiaro per le sgr estere interpellate da Bluerating che fanno un appello ad Assogestioni: “chiarite la posizione sul tema dematerializzazione prima del prossimo incontro con la Consob”.

Non mancano le posizioni più caute. Come nel caso di Invesco, che per voce di Giuliano D’Acunti, condivide le perplessità sulla dematerializzazione come “soluzione alla crisi del risparmio gestito. Noi preferiamo avere ancora il controllo dei distributori sul collocamento dei fondi – spiega D’Acunti – se un investitore desidera soluzioni differenti e “quotate” può già contare sul mercato degli Etf”. E, accanto a Invesco, anche altre Sgr, che hanno però chiesto l’anonimato, ritengono che la dematerializzazione non può essere imposta dall’alto ma deve “essere ragionata, per questo condividiamo la scelta dell’associazione di allungare i tempi di realizzazione”, se ciò comporta una maggiore attenzione alle implicazioni tecniche e amministrative dell’operatività su piattaforme telematiche di canali alternativi di distribuzione rispetto a banche e promotori finanziari.

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