Mediolanum-Fininvest, passo avanti verso lo scongelamento della quota

La partita Fininvest-Mediolanum prosegue e vede un punto a favore di Fininvest e degli eredi Berlusconi con le conclusioni dell’Avvocato generale della Corte di Giustizia, Manuel Campos Sanchez-Bordona, nel lungo contenzioso, che dura da 10 anni, sulla quota di circa il 30% detenuta da Fininvest in Mediolanum, al momento congelata per la parte eccedente il 9,9 per cento. Come riportato dall’agenzia Radiocor, l’Avvocato generale si e’ espresso per l’annullamento della sentenza del tribunale dell’Unione europea dell’11 maggio 2022, con cui era stato respinto il ricorso sulla decisione della Bce del 2016 che si era espressa contro l’acquisizione di una partecipazione qualificata nella banca per il motivo che Silvio Berlusconi non soddisfaceva la condizione di onorabilita’ applicabile ai detentori di partecipazioni qualificate.

Due sono le strade che si aprono adesso per Fininvest ed eredi Berlusconi, riporta Radiocor : o la Corte di Giustizia annulla la sentenza del tribunale del 2022 e la decisione della Bce del 2016, come richiesto dall’Avvocato generale; oppure il ricorso viene respinto e nel qual caso, secondo quanto apprende Radiocor, gli eredi potrebbero richiedere una nuova autorizzazione alla Bce, stavolta senza i problemi dei requisiti di onorabilita’ legati al defunto Silvio Berlusconi.

Il caso era nato 10 anni fa, riporta la sintesi dell’agenzia, quando nel 2014 la Banca d’Italia aveva imposto a Fininvest l’obbligo di cedere la quota eccedente il 9,9%, ovvero di circa 20%, dopo l’iscrizione di Mediolanum tra i gruppi bancari e la perdita dei requisiti di onorabilita’ da parte dell’ex presidente del Consiglio a causa della condanna per frode fiscale. La decisione era stata annullata dal Consiglio di Stato, ma successivamente la Bce, su impulso della stessa Banca d’Italia, aveva deciso che Fininvest non poteva detenere la partecipazione. Da qui e’ nato un lungo contenzioso, arrivato ora, dopo vari passaggi, alla Corte di Giustizia.

In particolare, e’ al momento fermo al Tar il giudizio avviato dai legali di Fininvest, dopo la decisione della Bce, per bloccarne le conseguenze. La Banca d’Italia, infatti, aveva nel frattempo adottato un provvedimento che ordinava la dismissione delle quote eccedenti. Provvedimento che e’ stato, conseguentemente, impugnato davanti al giudice amministrativo, il quale ha sospeso il giudizio in attesa dell’esito della Corte di Giustizia che dovrebbe arrivare, appunto, dopo l’estate.

Le conclusioni dell’Avvocato generale, naturalmente, non vincolano la Corte che emettera’ la sentenza ma e’ un punto a favore delle tesi sostenute dagli avvocati di Fininvest (Romano Vaccarella, Andrea Saccucci e Michele Carpinelli) e degli eredi di Berlusconi (Andrea Di Porto e Bruno Nascimbene).

L’Avvocato generale sostiene, tra l’altro, che il controllo della Bce sull’acquisizione o incremento di partecipazioni qualificate non puo’ estendersi alle partecipazioni ‘storiche’, vale a dire esistenti prima della data di entrata in vigore delle nuove regole nel 2014. Il tribunale Ue, inoltre, avrebbe errato nell’equiparare la nozione di ‘acquisizione di una partecipazione qualificata’ a quella di ‘modifica della struttura giuridica di una partecipazione’, in quanto la fusione per incorporazione inversa di Mediolanum in Banca Mediolanum ha rappresentato una mera riorganizzazione interna, che non ha modificato il livello o l’intensita’ del controllo di Fininvest e, indirettamente, di Silvio Berlusconi su tale ente finanziario, sicche’ non avrebbe potuto giustificare l’avvio della procedura autorizzativa da parte della Bce.

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