Sottrae 166mila euro ad una cliente: consulente radiato e banca condannata al risarcimento

L’ennesima storia di raggiro da parte di un consulente finanziario, in questo caso ai danni di una insegnante di Palermo, per un’operazione di sottrazione di somme di denaro dal 2006 al 2016. Stavolta, però, anche la banca è stata condannata al risarcimento, con conseguente ricorso in appello. Ma andiamo con ordine e ripercorriamo la vicenda, come scrive PalermoToday.

La storia inizia nel lontano 2000, quando la docente siciliana apre un conto corrente con un consulente finanziario di una nota banca, affidando a lui la completa gestione del conto. Da sottolineare che l’uomo godeva della totale fiducia da parte della donna e, dopo la firma del contratto, aveva comunicato alla cliente che la tipologia del conto non consentiva l’accesso telematico. L’istituto di credito, infatti, non aveva consegnato in alcun modo il codice segreto per accedere al conto ed eseguire operazioni online, fornendo solo il bancomat e il codice pin.

Il rapporto con la banca, attraverso il consulente, è quindi proseguito negli anni senza sospetti e senza che l’insegnante si accorgesse di nulla. Solo dopo circa 10 anni la donna si è resa conto che qualcosa non andava, ovvero quando ha ricevuto una telefonata dalla direzione generale della banca in cui veniva informata che erano state registrate delle anomalie nella gestione del suo conto. Il consulente, una volta contattato, aveva ovviamente rassicurato la donna, non riuscendo però a convincerla: la cliente ha così deciso di chiedere all’istituto di credito tutta la documentazione relativa alle operazioni bancarie, riscontrando diverse anomalie e confermando i sospetti che, sul proprio conto corrente, erano state effettuate tra le varie cose anche una serie di operazioni estranee e mai autorizzate, con una sottrazione di oltre 160mila euro.

L’insegnante si è così rivolta ad un importante studio tutela specializzato nella tutela di imprese e consumatori nei confronti delle banche, iniziando una causa davanti al tribunale di Palermo nei confronti della banca. La tesi dei legali della donna è che la vicenda fosse “frutto di una responsabilità diretta e contrattuale della banca, che aveva manifestamente violato l’obbligo di consegnare direttamente al cliente i codici segreti di accesso al conto ed ogni apparecchiatura necessaria per compiere operazioni dispositive on line” riporta il quotidiano siciliano. “Nulla di tutto ciò era stato dato in dotazione alla signora, consentendo, con tale comportamento omissivo, che venissero sottratti illecitamente i soldi”.

Nel corso della causa il consulente è stato prima sospeso dall’esercizio dell’attività professionale, con delibera Consob n. 20085 del 26 luglio 2017 e, successivamente radiato dall’albo unico dei consulenti finanziari (delibera n. 20434 del 15 maggio 2018) per aver assunto condotte disdicevoli, assai gravi, quali l’appropriazione, anche mediante il trasferimento a terze persone, di somme dei clienti, la contraffazione delle firme e l’utilizzo dei codici di accesso dei correntisti.

Il giudice della quinta sezione civile del tribunale di Palermo, Francesco Paolo Torrasi, ha accolto integralmente le ragioni dell’insegnante, condannando la banca al rimborso della somma di 161.840,86 euro oltre interessi e spese.

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