Giochiamo all'attacco

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di Redazione 10 Ottobre 2008 | 15:00
Nata nel settembre 2007 Assonova, associazione guidata da Arrigo Nano, può già contare su 8.870 iscritti. E, forte dei numeri, Nano si candida a svolgere un ruolo di primo piano accanto alla storica Anasf: «La scelta associativa è per i promotori un fenomeno recente.
Nata nel settembre 2007 Assonova, associazione guidata da Arrigo Nano, può già contare su 8.870 iscritti. 
E, forte dei numeri, Nano si candida a svolgere un ruolo di primo piano accanto alla storica Anasf: «La scelta associativa è per i promotori un fenomeno recente. L’unica associazione fino a ieri esistente, è cresciuta solo grazie alle frequenti sollecitazioni che provenivano dall’interno delle reti. Oggi è necessario che i pf risolvano le questioni che li riguardano facendo sentire la loro voce in modo più indipendente dalla posizione dei soggetti per cui lavorano. Assonova è una scelta che va in questa direzione».
 
Ma quali sono oggi le sfide che attendono i promotori?
La consulenza finanziaria è una partita tutta da giocare, come l’assistenza da rendere alla clientela. Per questo l’attività dei promotori, per essere remunerativa, dovrà indirizzarsi a un target sempre più elevato. Questa è una questione che impone una svolta non di poco conto se si considera che i promotori che hanno un “grande” portafoglio, solitamente, hanno anche molti clienti. I nuovi orientamenti commerciali potrebbero far perdere ai pf l’importante ruolo sociale ed economico, di portatori capillari di cultura finanziaria nelle famiglie che risparmiano con risorse limitate.
 
Le reti nel 2008 registrano una raccolta nel risparmio gestito negativa. La crisi sta travolgendo anche i pf?
No, non credo che questa crisi li travolga. I promotori sono nati con i fondi comuni e non hanno bisogno di essere convinti della loro importanza, anche se non si può pretendere che in una situazione come questa facciano miracoli. Oramai sono urgenti decisi interventi normativi.
In un tale scenario quanto è importante il ruolo di un’associazione?
In questa situazione un’associazione di categoria deve avere il dono dell’obiettività, essere realista. Da anni i promotori giocano in difesa senza prestare attenzione alle tante opportunità di autocritica che giungono da più parti. Occorre ascoltare di più anziché usare la retorica. Un’associazione deve rappresentare tutti gli iscritti e non soltanto una parte, quella che conta di più. Questo principio, che dovrebbe essere un’ovvietà, richiede di essere sostenuto dalla prerogativa della totale indipendenza, come è indipendente Assonova.
 
La figura del consulente finanziario è stata dipinta come la panacea di tutti i mali. E il promotore finanziario come l’antitesi della consulenza. Quali sono i rischi maggiori per la categoria professionale da voi rappresentata?
Stiamo trattando di due mestieri differenti. Il consulente indipendente non deve essere visto come l’antagonista del promotore finanziario. La nostra associazione intende tutelare i promotori nel loro effettivo ruolo, rigettando ogni distorsione enfatica non rispondente alla realtà. Con la figura del consulente indipendente è stato rispettato un principio della MiFID risolvendo nel contempo i conflitti di interesse. 
Il promotore finanziario, è un soggetto che nel rispetto del codice civile opera nell’interesse del preponente, esattamente come tutti i dipendenti di banca. Presentare il promotore non come colui che vende una consulenza adeguata, ma come colui che è in grado di fornire una prestazione professionale in proprio, a esclusivo vantaggio del cliente, è funzionale alla politica commerciale delle reti, ma confonde le idee, non aiuta i promotori e questo è un rischio.
 
Quale scenario prevedete, alla luce della MiFID e del documento del gruppo di lavoro di Banca d’Italia, per i pf? 
Il futuro di promotori finanziari, agenti e bancari, va giocato sul delicato equilibrio che deve esserci tra il vero rispetto delle regole e l’attività produttiva. Solo in questo modo il promotore crea valore per sé e per l’azienda per cui lavora. Gli intermediari hanno condizionato l’autonomia dei pf con politiche commerciali che hanno privilegiato obbiettivi più nel breve che nel lungo periodo e oggi dobbiamo superare alcune conseguenze. Nel futuro di queste due diverse categorie sarà determinante non la sfida competitiva ma la capacità di ognuna di essere competitiva nel proprio ambito di applicazione. Non ci può essere tra promotori e consulenti una vera concorrenza: essa ci sarà tra i diversi canali distributivi e, pensando ai rimedi proposti dalla Banca d’Italia nel documento del 18 luglio in merito alle asimmetrie normative, qualcosa cambierà tra promotori e agenti di assicurazione. 



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