I promotori all'attacco dell'Abi

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Avatar di Redazione 17 Ottobre 2008 | 13:30
L’articolo pubblicato ieri sul Corriere della Sera “E gli italiani riportano indietro 70 miliardi” presenta alcuni risvolti di ordine “diplomatico”, che meritano secondo noi qualche considerazione. Perché sottolinea i vantaggi di riportare i soldi sulle banche italiane ma si “dimentica” del risparmio gestito che continua a segnare rossi record.

Mentre l’industria del risparmio gestito italiano prosegue il suo lento declino, con i fondi roundtrip che hanno subito riscatti per 15 miliardi, quelli esteri per oltre 13, il giornalista di via Solferino si chiede dove siano finiti questi soldi.

La risposta categorica è che tale tesoretto è formalmente rimpatriato su strumenti  patrimonialmente solidi e “rassicuranti”, ma anche su conti correnti e attività a breve termine, come i Bot.

A confermare e apprezzare questa conclusione Corrado Faissola, presidente dell’ Abi, l’associazione degli istituti di credito, ha spiegato  che “i risparmiatori italiani hanno effettivamente percepito in modo positivo la minore esposizione ai fenomeni esterni delle nostre banche, e dell’ intero sistema finanziario. Il “rimpatrio” mostra comunque un atteggiamento di maggiore fiducia nei confronti del nostro sistema finanziario, ovviamente privilegiando in questo momento liquidità e attività di breve periodo”.
Quindi tutto bene?

Sembrerebbe di no visto che questa soluzione sta impattando pesantemente sul settore del risparmio gestito e, in sintesi, contraddice gli inviti a non smobilitare gli investimenti lanciati negli ultimi giorni dal  premier Silvio Berlusconi, nonché da Anasf.


Come spiega Riccardo P., un promotore di una “rete pura”, slegata cioè da realtà bancarie, intervistato da bluerating,
“esiste da tempo un problema di comunicazione che Faissola non fa altro che rimarcare. Purtroppo l’industria del risparmio gestito non comunica direttamente con il cliente ma è costretta a interfacciarsi con dei distributori che, alle volte, veicolano gli investimenti su prodotti più convenienti per loro. E in questo momento, come tutti sanno, le banche che sono illiquide, non potendo chiedere prestiti ad altri istituti, perchè tendono tutte a non farsi credito l’un l’altra, cercano in maniera forzata il rientro dai fondi per riportarli sui c/c, garantendosi in un certo senso le spalle con i danari dei correntisti”.

Dello stesso parere Gennaro D., promotore di San Benedetto del Tronto. L’intermediario spiega che spesso il risparmiatore italiano “sembra manipolato dalle banche. Sempre pronte a proporgli soluzioni d’investimento “originali” che offrono maggiori e immediati ritorni per il loro conto economico, piuttosto che per il cliente”.

Anche il “pentimento” di questi investitori, quindi, sarebbe guidato dalle banche. “Che dopo aver fatto abbandonare rapidamente ai risparmiatori l’investimento in titoli di stato perché ritenuti troppo poco remunerativi, ora per garantirsi liquidità, puntano altrettanto rapidamente a far tornare indietro i clienti. Ultimamente, a riguardo, sento dire che i prodotti di amministrato renderanno anche poco, ma nei momenti di turbolenza delle Borse perlomeno garantiscono la salvaguardia del capitale. Questo è vero. Ma non bisogna dimenticare che storicamente in Italia fondi sono stati comprati e venduti sempre nel momento sbagliato.

Nel tentativo di non farsi sfuggire i periodi positivi di borsa e di cercare di limitare le perdite nei periodi negativi, gli investitori hanno guadagnato solo un decimo di quello che avrebbero potuto guadagnare senza fare niente”.


E le ultime vicende non sembrerebbero smentire questa ipotesi.

 

 

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