I promotori finanziari chiedono informazioni

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di Redazione 30 Ottobre 2008 | 15:00
Sono indicati da alcuni critici, in particolar modo i consulenti indipendenti, come i principali responsabili della crisi di fiducia che sta caratterizzando i mercati. Stiamo ovviamente prlando dei pf. E non a caso da inizio anno, nonostante il contributo delle reti sia meno negativo degli altri canali distributivi – rosso di 10,1 miliardi di euro contro -87,6 miliardi – il dato rimane pesante e lascia aperti molti spunti di discussione.

Come vivono i professionisti questo clima di sfiducia che sembra aleggiargli attorno?

A questo scopo bluerating ha condotto un’inchiesta. E dai risultati emerge che i promotori proseguono con rinnovata fiducia, e orgoglio, a svolgere il proprio lavoro.

Come spiega una professionista di Bologna “il difficile momento che i mercati stanno attraversando da circa un anno, non rappresenta certo il primo scoglio che i promotori si trovano a superare. Da parecchio tempo stiamo mostrando, tuttavia, di essere un punto di riferimento per i nostri clienti, in particolar modo nei momenti difficili come l’attuale”.

E in questo senso la professionista tiene a sottolineare che il mestiere del mero collocatore è nei fatti morto e sepolto da alcuni anni. “Non esiste più la singola vendita del prodotto. Oggi è necessaria la consulenza. Ma quella credibile e senza conflitti d’interesse che presuppone l’educazione dei clienti in modo continuativo. Altro che quella sviluppata da banche, dalle poste e da ultimo dai consulenti che sembrano differenziarsi dai promotori solo per la parcella che presentano ai clienti”.

La promotrice rimarca, insomma, il ruolo rilevante della sua professione e la difende a spada tratta da attacchi che ritiene incoerenti.
In ogni caso non si sottrae all’autocritica, indirizzando gli addebiti in particolar modo sulla gestione delle reti.

“La maggior parte delle mie conoscenze finanziarie sono frutto della mia buona volontà e del senso del dovere nei confronti del cliente. La mia rete in questo senso non ha mai investito molti denari, né in termini di formazione, né sulla corretta circolazione delle informazioni e degli aggiornamenti. La vicenda Lehman in questo senso è stata significativa: il default ci ha colti totalmente di sorpresa mentre, nei fatti, ho scoperto che molti mesi prima qualche segnale negativo era arrivato agli analisti più attenti. Per questo alla luce di quello che è successo è spontaneo porsi degli interrogativi. Perchè i promotori vengono aggiornati poco e sono costretti a rincorrere le notizie in modo del tutto autonomo e naturalmente, a loro spese?”

Due domande che al momento rimangono senza risposta. E qui arriviamo al punto nodale delle critiche alla conduzione delle SIM: la trasparenza.

“Questo non è un ideale astratto – spiega un promotore di Palermo – ma al contrario riguarda la capacità dei professionisti di avere accesso a quella che ritengo, soprattutto nel mondo della finanza, la ricchezza più preziosa, ovvero l’informazione. La clamorosa volatilità che si osserva nelle borse secondo me è da ascrivere alla disperata mancanza di informazioni. Una carenza che penalizza i promotori e in seconda istanza i clienti”.

“Per questo sono convinto – conclude il professionista – che per ripristinare la fiducia sia necessario divulgare maggiormente le notizie. Mentre nell’attuale momento mi sembra si cerchi intenzionalmente di non stordire i clienti con troppe informazioni, ritenendo a torto che solo così si riuscirà a evitare il panic selling”.

 

 

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