Intesa Sanpaolo, i risultati visti dall'esperto

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di Marco Mairate 11 Novembre 2008 | 14:41
se si escludono una serie di componenti straordinarie (relative al 2007) e si paragonano i primi 9 mesi del 2007 con i primi nove mesi del 2008 il risultato 2008 sarebbe addirittura in crescita rispetto al 2007. L’argomento sono i risultati del terzo trimestre del gruppo Intesa Sanpaolo mentre il commento arriva da un’analista di una Sim milanese che ‘a caldo’ commenta per Bluerating i risultati di Intesa Sanpaolo.

Bluerating ha chiesto ad un’analista di una nota Sim milanese (che preferisce rimanere anonimo) di commentare i risultati di Intesa Sanpaolo

BFC: Che cosa ha pesato maggiormente sui risultati del trimestre?

Sul risultato del periodo ha inciso molto l’ esposizione verso Lehman pari a 233 milioni di euro. Per i primi nove mesi del 2008 l’utile si e’ attestato invece intorno ai 3,8 miliardi di euro in flessione del 44% rispetto allo stesso periodo dell’ anno scorso. Confrontando i dati trimestrali e quelli dei primi nove mesi del 2008 si nota che nell’ ultimo trimestre c’e stata una forte decelerazione degli utili e questo era plausibile visto quello che e’ successo sui mercati finanziari nel periodo settembre / ottobre. Un altra considerazione da fare però è che se si escludono una serie di componenti straordinarie (relative al 2007) e si paragonano i primi 9 mesi del 2007 con i primi nove mesi del 2008 il risultato 2008 sarebbe addirittura in crescita rispetto al 2007. 

BFC: Perché una reazione tanto negativa del mercato allora?

Piu’ che dai dati la reazione negativa del mercato e’ dovuta al fatto che il management ha annunciato che non distribuirà dividendi in cash (quindi saranno in equity ) allo scopo di rafforzare la struttura patrimoniale e portare il Core Tier One intorno al 7%.

BFC: Dopo gli Stati Uniti il credit crunch sta investendo il settore bancario europeo, in questo quadro come vede il settore in Italia?

Riguardo ai fondamentali bisogna sottolineare che il sistema bancario italiano si trova in una posizione favorevole rispetto ai competitor europei per il semplice fatto che si tratta prevalentemente di banche regionali quindi molto legate al territori, che nel corso degli anni non hanno fatto ricorso all’ utilizzo di una leva elevata (in media la leva utilizzata dalle banche europee e’ stata di 40-50 contro una media italiana di 12-15). Sicuramente le banche italiane risentiranno della crisi in atto in questo momento sui mercati ma in misura molto minore rispetto ai competitor europei. Per quanto riguarda gli azionisti delle banche italiane la riduzione di valore sara’ alla lunga inferiore rispetto agli azionisti delle banche europee dove in molti casi si e’ verificata una distruzione e non riduzione di valore .

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