Private Banking – Domani chi gestirà i grandi patrimoni?

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di Marco Mairate 17 Novembre 2008 | 15:00
A porsi la fatidica domanda è il WSJ che risponde a un quesito sottoposto da un lettore indispettito dei risultati della sua banca private. La risposta più spontanea sarebbe quella di consigliare di cambiare gestore, ma con i tempi che corrono anche questa risposta rischia di diventare pura retorica.

UN RAPPORTO INCRINATO

I clienti infatti sono arrabbiati e si lamentano dei cattivi consigli dei propri advisor, si lamentano delle pesanti commissioni che devono pagare, della vendita ‘spinta’ di determinati prodotti più adatti a migliorare la redditività della banca che quella del portafoglio. I clienti sono stufi di complesse scatole finanziarie, zeppe di prodotti di cui non capiscono il  funzionamento, infine i clienti sono stanchi di vedere gruppi che passano da una casacca all’altra con relativo spostamento di personale e

Secondo il quotidiano di Wall Street l’81% dei clienti della fascia HNWI (con un patrimonio finanziario superiore al milione di dollari) sarebbero intenzionati a cambiare banca. 

(Nel grafico a fianco l’andamento della crescita delle persone abbienti negli Stati Uniti, suddivisi per patrimoni da uno, dieci e venticinque milioni di dollari. Fonte:WSJ)

VOGLIA DI CAMBIARE: MA COME?

Per questo l’articolo cerca di delineare qualche scenario futuro sull’industria del wealth management e dei suoi clienti:

GESTIRSI DA SOLI
. Contravvenendo a tutti i consigli che l’industria del risparmio snocciola su stampa e tv, il WSJ osserva che da tempo alcuni grandi investitori privati con patrimoni simili si uniscono per considerare idee e interessi comuni attraverso una gestione del patrimonio indipendente e svincolata dalle strategie di investimento di questa o quella casata di banchieri.

FLIGHT TO QUALITY.
L’assioma grande è bello non del tutto vero nel mondo degli affari e della finanza in particolare. Se infatti molti piccole case di investimento o banche private negli anni sono riuscite a sovraperformare i grandi gruppi (appesantiti da burocrazia, struttura piramidale, costi fissi enormi ecc ecc.), il clima di incertezza che regna nel mercato del credito, spinge i clienti a riconsiderare le grandi banche come luoghi ‘sicuri’ e incapaci di fallire (o meglio con meno possibilità) rispetto ai piccoli istituti.

PICCOLO E’ BELLO. Del tutto diverso l’atteggiamento di altri investitori, che vedono invece nella dimensione (piccola) un elemento di stabilità e maggiore garanzia. Boutique finanziarie e multy-familiy office (solitamente costituiti proprio da ex delle grandi istituzioni) cercano di offrire consulenza senza avere prodotti in-house ma elargendo un servizio più personalizzato e minor tuornover tra lo staff.

Per questo, con la crisi del modello delle grandi banche, i piccoli gestori specializzati potrebbero essere i veri vincitori di questa crisi.

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