Promotori finanziari, non è tutta colpa nostra

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Avatar di Redazione 20 Novembre 2008 | 17:30
Promotori, clienti e società costituiscono un soggetto unico. Tutti hanno dei diritti e dei doveri. Tutti hanno delle responsabilità. Guai a considerare i pf come dei medici: non forniscono delle cure, propongono progetti.

Personalmente credo che il rapporto cliente/promotore si fondi su un delicato equilibrio fra tre figure: il cliente che affida il proprio denaro e la propria fiducia al promotore; il promotore che può accettare in gestione il denaro del cliente solo a condizione che ci sia una Società mandante che gli dia la possibilità di lavorare.

Le tre figure costituiscono una società di fatto la cui stabilità si fonda sul ritorno economico di tutt’e tre. Se manca il ritorno per una delle parti la “società” fatalmente si rompe: il cliente disinveste e trasferisce il proprio denaro, il promotore cambia casacca/snobba e abbandona il cliente, la Società mandante invita il promotore a cambiare mandato o lavoro. Nella promozione finanziaria credo si possa guadagnare tanto e subito con la politica del “prendi i soldi e scappa”, trasformandosi in “piazzisti” di prodotti finanziari e rovinando così l’immagine professionale della categoria. Oppure si può guadagnare il giusto, costantemente nel tempo, investendo nel proprio patrimonio: il portafoglio clienti.

E questo investimento è fatto di relazione, di fiducia, di comportamento etico e professionale, ma anche di conseguente giusta remunerazione del lavoro svolto. Schierarsi e lavorare solo per il proprio profitto e per quello della propria Società mandante, a danno del cliente è senz’altro scorretto. Sfruttarel’organizzazione e il supporto della propria Banca o Sim lavorando solo per massimizzare il rendimento del cliente attribuendo un valore nullo al proprio lavoro e un ritorno non adeguato alla propria Società mandante è, a mio modesto parere, altrettanto scorretto.
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Risponde Francesco D’Arco di Bluerating.com
C’è poco da aggiungere a quanto scrive il nostro lettore. Promotori, clienti e società diventano un soggetto unico che cresce, si sviluppa e guadagna se crescono, si sviluppano e guadagnano tutte le parti interessate. Basta che un anello inizia a seguire una via sbagliata e subito la catena si rompe e/o funziona male.

Alla riflessione del nostro lettore, utile al dibattito sul futuro della professione dei promotori finanziari, forse manca solo un aspetto: valuta tutto solo ed esclusivamente dal punto di vista del promotore. Accanto agli errori che non devono commettere i pf ci sono anche diversi errori che non devono commettere le banche e le SIM e, perché no, anche i clienti.

Le società devono offrire un’adeguata organizzazione e un adeguato supporto al promotore (una “vera” architettura aperta, adeguati servizi utili al cliente, l’assenza di politiche di budget… giusto per citarne alcuni). I clienti non dovrebbero delegare le scelte (e le responsabilità) solo ed esclusivamente al promotore di fiducia.

Il promotore non è un medico, nè un avvocato, come spesso qualcuno ama sostenere, il promotore è più simile a un architetto che propone un “progetto” ma che deve sposarsi con il “gusto” del cliente.
Per questo il cliente non può esimersi dall’esprimere il proprio “gusto finanziario”.

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