Promotori e consulenti, una faccia una razza

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di Redazione 26 Novembre 2008 | 14:30
Le due professioni continuano a scontrarsi verbalmente e professionalmente. In gioco ci sono l’etica professionale e il portafoglio dei clienti. Ma siamo sicuri che il muro contro muro giovi al futuro di pf e consulenti indipendenti? E soprattutto non stiamo mettendo a rischio il futuro del risparmio gestito italiano?

Ritenere la “parcella” la soluzione dei problemi di relazione fra società mandante-promotore-cliente significa volere scientemente (da alcuni) e inconsapevolmente (da molti) far morire la nostra professione a favore di quella che sta vagendo in questi mesi, e cioè la cosiddetta “consulenza indipendente”. Il promotore finanziario deve poter consigliare il  proprio Cliente in virtù della preparazione (formazione vera) e della disponibilità di prodotti e soluzioni: il management fee rappresenta la misura della consulenza fornita.
e-mail firmata di un pf

Risponde Francesco D’Arco di Bluerating.com

L’appello del nostro lettore non richiede un commento, ma un chiarimento “storico”. Premesso che non condividiamo la posizione di chi ha deciso di contrapporre brutalmente fra loro due professioni come quella dei promotori finanziari e quella dei consulenti fee only, è giusto ricordare in pochissime tappe la storia della consulenza finanziaria in Italia.

Il Decreto Legislativo 17 settembre 2007, n. 164, che ha recepito la Direttiva 2004/39/CE, meglio nota come MiFID, ha stabilito che l’attività di consulenza diventi un servizio di investimento. Ma in realtà l’attività di consulenza, quale servizio soggetto a specifica e preventiva autorizzazione, non è una novità per l’Italia. La legge 1/91 la considerava un’attività rientrante nei servizi di investimento ed è stato il recepimento di una normativa europea del maggio del 1993, la Direttiva n. 93/22/CEE (Investment Services Directive – ISD) a escluderla dai servizi di investimento, “spostandola” tra i servizi accessori. L’attuale T.U.F., all’art. 18 bis, stabilisce che la consulenza in materia di investimenti può essere svolta anche da persone fisiche in possesso dei requisiti di professionalità, onorabilità, indipendenza e patrimoniali stabiliti con regolamento adottato dal Ministro dell’Economia e delle finanze, sentite la Banca d’Italia e la Consob, al fine di prestare l’attività di consulenza in materia di investimenti, senza detenere somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti.

La storia dimostra che la consulenza finanziaria è sempre andata di pari passo con il mondo della promozione finanziaria. Un’attività non ha mai escluso l’altra. Sono cambiati, e ancora cambiano, i modi in cui questo servizio di consulenza viene proposto e gli attori che lo propongono. E’ vero, come sostengono molti, che l’attività dei promotori finanziari a volte è offuscata da stringenti politiche di budget e da fughe con “i soldi” dei clienti.
Ma non per questo è corretto affermare che pf è sinonimo di amorale e consulente indipendente sinonimo di etica professionale. Idem per il ragionamento inverso.

L’errore che le due categorie non devono commettere oggi è quello di portare la bandiera della moralità e criticare, a priori, l’operato dei colleghi. Promotori e consulenti fanno parte dello stesso mondo (il risparmio gestito italiano), un mondo che sta vivendo una profonda crisi strutturale e congiunturale. Promotori e consulenti hanno entrambi un ruolo di primo piano nella missione salva-fondi, un ruolo che non può e non deve essere svolto a suon di battaglie interne, ma a ritmo di assistenza e consulenza ai clienti.

Due servizi che oggi solo i promotori finanziari e i consulenti finanziari indipendenti possono e devono offrire ai risparmiatori.

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