Le 5 regole anticrisi

A
A
A
Avatar di Redazione 4 Dicembre 2008 | 11:30
La crisi della finanza in corso ha messo in luce una quantità tale di vizi del sistema che doveva sembrare naturale porre al primo posto delle priorità un ripensamento radicale dello stesso e conseguentemente una sua profonda riforma. Stupisce per questo che si siano spese così tante parole ed energie nel tappare le falle e cercare di far ripartire al più presto la bagnarola, mentre così poca attenzione viene dedicata a verificare non se il fasciame è marcio, ma quanto marcio è.
Questa incongruenza è, a mio avviso, la spia di un sistema in avanzato stato di decadenza nel quale il mantenimento dello status quo è comunque più importante della sua reale efficienza e della sua bontà. Sia che si tratti di un sistema di valori estetici (come il manierismo), un’organizzazione statale (come la burocrazia borbonica) o un’organizzazione sociale (come quella della Francia pre-rivoluzionaria), questa situazione si ripropone nella storia e prelude spesso a sconquassi salutari quanto cruenti che affermano nuove, e spesso, molto semplici regole al posto di quelle complesse di cui fanno piazza pulita.
 
Ed infatti un altro tratto caratterizzante di queste fasi crepuscolari è la complessità dei loro meccanismi interni sia in termini di tecnica che di regole; esattamente come la finanza attuale che funziona in modi inestricabili (ad esempio informatici, matematici), sommersa da regole in gran parte irrilevanti. Un mondo, in definitiva, bizantino nelle forme che tradiscono la sua sostanziale inadeguatezza a rispondere ai bisogni reali per i quali è stato creato.
Dato che questa rubrica si occupa di diritto, ritengo utile a questo punto indicare quali sono, a mio sommesso avviso, le poche regole dimenticate di cui il sistema ha disperatamente bisogno:
 
1)Chi sbaglia paga”: si tratta di una norma banale che però fonda la responsabilità personale. Nell’ambito della finanza non è certo così e, soprattutto, nel nostro paese. Tutti gli scandali che si sono visti negli ultimi anni dovrebbero aver portato nelle patrie galere qualche centinaio di operatori e invece, con sconcertante regolarità, queste vicende finiscono sempre senza un colpevole. Non è solo una questione di tempi della giustizia o di eccesso di garantismo; è un sistema. Così i malfattori, il ceo della quotata come il bancario di periferia scappato con i soldi dei clienti, quando vengono messi per un po’ fuori dalla porta tornano dentro dalla finestra con una nuova iniziativa imprenditoriale. Ed ancora, i manager che senza alcuna decenza hanno incassato premi per milioni di euro per aver portato le banche sull’orlo (e forse anche oltre) del fallimento. Vi pare normale che ai vertici di alcune delle più importanti istituzioni finanziarie siedano soggetti già condannati per reati commessi nell’esercizio della loro funzione?
Non assumiamo come portiere un immigrato perché potrebbe essere un delinquente e diamo le chiavi del vapore a un condannato.

2)
Non si deve mentire”: sembra banale, ma se il tessuto connettivo dei rapporti finanziari è la fiducia, tale regola diventa un cardine del sistema. Si possono fare infiniti esempi in cui l’attuale assetto favorisce la menzogna: la mancanza di trasparenza, le farsa delle società di rating, il monopolio di una parte sulla documentazione dell’operatività, sono solo alcuni sintomi di un sistema di regole che ha perso il contatto con la “ratio legis”. Pensiamo solo alla struttura dell’informativa dovuta dall’emittente o dall’intermediario al cliente: il prospetto informativo di un OICR dovrebbe assolvere integralmente a questa funzione. Ma avete davvero mai cercato di leggere uno di quei malloppi di quasi mille pagine (che nessuno consegna mai) capendo esattamente cosa propongono? Quello che ho davanti in questo momento mi dice che nel comparto ci può stare tutto e il contrario di tutto, che non ho diritto di sapere cosa c’è dentro in questo momento (devo aspettare fine anno) e che il valore di molti degli strumenti lo possono anche stimare fare loro.
 
3)Non si spende più di quello che si ha”: una banca non può rischiare, non è il suo mestiere. Se servono migliaia di miliardi di dollari per rimetterle in grado di sopravvivere forse qualcuno si è preso dei rischi che poi ha scaricato sulla collettività (torna il punto 1). 

4)
Non si approfitta della propria forza”: se si consente la prevaricazione del più forte sul più debole il contratto sociale perde ogni significato. Ebbene oggi è normale che chi sa di più approfitti di chi sa meno. Tutti facciamo finta di credere che il bracciante abbia le stesse possibilità dell’insider di guadagnare sul mercato azionario, gli IRS sembrano scommesse eque (peccato che i conti li sa fare solo una delle due parti).

5) “Evitare i conflitti di interesse”: riusciremo mai a mettere fuori legge lo sport nazionale?  


Trovi tutti gli altri approfondimenti
sul mondo della consulenza
su ADVISOR,
tutti i mesi in edicola.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Advisor Mantra: l’ascolto

Advisor Mantra: le probabilità

Risparmiatori, sonni tranquilli se c’è l’advisor

NEWSLETTER
Iscriviti
X