Berlé (Advanced Capital): “Così il private equity entra nel portafoglio degli investitori”

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di Andrea Telara 9 Novembre 2016 | 08:25
In occasione di un investor day organizzato a Milano, l’amministratore delegato di Advanced Capital spiega come i prodotti della sua società possono essere interessanti anche per i financial advisor italiani.

INVESTOR DAY A MILANO – Centinaia di spettatori in platea e un ricco parterre di ospiti sul palco come l’ex-premier Romano Prodi, l’ex- numero uno della Cassa Depositi e Prestiti Franco Bassanini o l’economista Alberto Clò. Sono quelli che hanno preso parte a Milano, nella giornata di ieri, all’Investor day di Advanced Capital, società specializzata negli investimenti alternativi che ha lanciato per prima in Italia un fondo di fondi di Private Equity. Durante l’investor day milanese Robert H. Berlé, amministratore delegato di Advanced Capital (nella foto a sinistra), ha illustrato a Bluerating.com assieme al presidente della società, Robert J. Tomei (nella foto in basso a destra), le strategie di espansione del gruppo sul mercato italiano, basate sull’offerta di fondi di fondi di private equity, attraverso tre diversi canali: quello degli investitori istituzionali (fondi pensione, enti previdenziali o compagnie assicurative), quello dei family office e, infine, quello dei wealth manager che amministrano la ricchezza dei grandi investitori classificati come High Net Worth Individuals (Hnwi).

SELEZIONE GLOBALE – Advanced Capital gestisce attualmente tre fondi di fondi di private equity generalisti (ACII, ACIII e ACIV) e altri due prodotti settoriali, uno specializzato nel comparto del credito per il real estate, e l’altro nel mercato energetico. “Attualmente sono presenti indirettamente nei nostri portafogli circa 400 aziende”, dice Berlé, che spiega quale funzione possono svolgere i prodotti di Advanced Capital nel patrimonio di un investitore istituzionale o privato. Come sa bene chi conosce questo settore, i fondi di private equity sono tradizionalmente molto illiquidi, poiché investono in società non quotate e hanno pure soglie di ingresso assai elevate, che ne restringono l’accesso ai soli soggetti istituzionali. I fondi di fondi come quelli di Advanced Capital, invece, rendono l’investimento nel private equity più flessibile e permettono anche di costruire un portafoglio maggiormente diversificato rispetto a quello che si otterrebbe puntando su un singolo prodotto di questo settore. “Abbiamo un team di analisti ed esperti composto da una ventina di persone”, dice Tomei, “che selezionano i migliori fondi di private equity a livello internazionale, per poi acquistarne le quote e inserirle nei nostri prodotti”. Scegliere i migliori prodotti, però, per Tomei significa non solo e non tanto idirizzarsi su quelli che hanno reso di più ma soprattutto su quelli che sono riusciti a creare maggior valore nel tempo e a contribuire in maniera significativa, con le loro expertise e con il loro sostegno finanziario, alla crescita delle società incluse nel loro portafoglio.

ORIZZONTE LUNGO – Berlé sottolinea invece quali sono gli obiettivi e gli orizzonti temporali che si deve porre chi investe in un fondo di fondi di private equity. In linea di massima, trattandosi di prodotti non facilmente liquidabili nel breve periodo, chi punta sui fondi di Advanced Capital deve avere un obiettivo di rendimento nell’arco di 7-10 anni. Inoltre, non va dimenticato che le soglie di accesso a questi prodotti, pur essendo più basse rispetto a quelle dei tradizionali fondi di private equity, partono da un minimo di 250-500mila euro. Il che li rende adatti, oltre che ai soggetti istituzionali e ai family office, ai grandi investitori classificati appunto come High Net Worth Individuals, che hanno a disposizione una ricchezza di almeno 10 milioni di euro a testa. Inoltre, è consigliabile destinare a questi prodotti, proprio per la loro liquidità ridotta, una quota limitata del proprio patrimonio finanziario complessivo, nell’ordine del 5-10% del totale. Attualmente, le strategie distributive di Advanced Capital si basano sulla partnership con 8 gruppi bancari, tra cui le principali realtà attive nel wealth management come Fideuram Ispb, Unicredit e Credit Suisse. L’intenzione della società è ovviamente quella di potenziare ancora la propria collaborazione con le maggiori reti del private banking e della consulenza finanziaria.

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