Consulenza immobiliare – Atto notarile, niente parcella

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Avatar di Marcella Persola 11 Dicembre 2008 | 13:00
Regolamento della Consulta e un’azione forte nei confronti del Palazzo, visto che i tempi sono maturi. Sono queste alcune delle tematiche affrontate nel corso della riunione nazionale, convocata a Roma, lo scorso novembre, dai tre presidenti delle associazioni di categoria FIMAA, FIAIP e ANAMA, rispettivamente Bruno Paludet (coordinatore nazionale della Consulta Interassociativa Immobiliare), Franco Arosio e Paolo Bellini.
Primo passo è la costituzione di un Regolamento, che sia condiviso dalle tre associazioni e che prevede una serie di regole a cui attenersi, come ad esempio adottare una linea comune nei rapporti con le istituzioni. «Abbiamo riconfermato le intenzioni di un assoluto coordinamento politico congiunto» precisa il coordinatore nazionale della Consulta. 
 
E i temi sui quali lavorare non mancano di certo. «Ci sono problemi di carattere normativo e noi come Consulta abbiamo presentato una serie di emendamenti che hanno la finalità di abrogare alcune norme esistenti» continua il presidente di [a]FIMAA[/a]. In particolare il riferimento è al decreto Bersani che ha eliminato le Commissioni di Ruolo dalla tenuta delle Camere di Commercio e che per gli esponenti delle associazioni di categoria rappresenta un errore, in quanto «le commissioni svolgevano anche un ruolo di vigilanza su chi esercitava abusivamente la professione e su chi commetteva delle scorrettezze» sottolinea Paludet. Per la Consulta le commissioni vanno ripristinate così come vanno re-inseriti i rappresentanti di categoria nel Ruolo e nella Commissione d’Esame. «Chi meglio di un professionista che conosce il mercato può valutare la preparazione di chi vuole diventare agente immobiliare?» chiede Paludet. Per questo i rappresentanti chiedono a più voci di reintegrare gli agenti nelle Commissioni d’Esame.

Inoltre un altro “obbligo mal digerito” dalla Consulta riguarda il fatto che gli agenti sarebbero obbligati a denunciare l’importo della loro parcella nell’atto notarile. «Non siamo d’accordo perché nessun professionista è obbligato a tale dichiarazione. E neanche all’estero» obietta Paludet. «Se l’obiettivo della norma è il controllo fiscale della categoria noi possiamo proporre delle alternative» suggerisce il coordinatore, come ad esempio, non indicare l’importo ma il numero della fattura nell’atto notarile, in modo che il fisco possa eventualmente ottenere le informazioni di cui ha bisogno, ma non si renda pubblico un dato sensibile, come l’importo della provvigione. «In questo modo si tutela la privacy dell’agente» afferma Bellini, il quale sottolinea che «la
Consulta si sta muovendo perché l’approvazione del Regolamento di Attuazione alla legge 57 del 2001 che ha istituito il praticantato trovi effettiva applicazione». Infatti la legge 03 febbraio 1989 n. 39 ed il successivo Regolamento hanno delineato il profilo professionale dell’attività di agente immobiliare con un preciso percorso di accesso al ruolo con corso ed esame, e la legge del 2001 ha disegnato la possibilità di abilitarsi anche grazie allo svolgimento di un anno di pratica professionale, da farsi presso un tutor esperto, senza esame finale, ma al massimo con una verifica del corretto svolgimento della pratica stessa. Ma sono sette anni che tale legge non trova applicazione perché si è arenata a livello regionale.
 

La Consulta, inoltre, si dice propensa anche a cercare un dialogo con le associazioni dei consumatori. «Vorremmo parlare con le principali associazioni soprattutto per quanto riguarda gli aspetti della modulistica, le clausole vessatorie» continua Bellini. Perché avere un dialogo costruttivo con tali associazioni può agevolare la categoria. «Sarebbe opportuno fare chiarezza sul nostro ruolo perché molto spesso non è ben chiaro» sottolinea Arosio. 

Ma l’unione delle tre associazioni non vuole muoversi soltanto a livello politico/istituzionale. Le proposte che vuole porta avanti riguardano anche il mercato come: richiedere l’approvazione della cedolare secca sui redditi da locazione.

«Un modo per rendere più trasparente il mercato della locazione» precisa il presidente di FIAIP e essere coinvolti ad ampio spettro nel Piano Casa del Governo, in quanto gli agenti potrebbero fornire dei suggerimenti sulle aree, sui prezzi di locazione e tutte le dinamiche del mercato per evitare che si creino dei ghetti e che si risolva tutta nella classica “faccenda all’italiana”. Il messaggio è chiaro.  

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