Promotori Finanziari – Dalla Liguria un invito a non mollare

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di Redazione 12 Dicembre 2008 | 16:45
Il commento di un nostro lettore che spiega “mi risulta che mediamente i portafogli medi nella stragrande maggioranza non arrivano a 5 milioni (mettendo dentro tutto); da questo si deduce che i guadagni netti mese si aggirano sui 500 / 600 euro… Vorrei, se possibile, che fossero segnalati quanti pf quest’anno si sono suicidati: io personalmente ne ho conosciuti 3” non poteva passare inosservato.

Ci ha contattato un promotore di Pegli che ha chiarito “E’ tutto vero. Che i promotori stiano passando uno dei momenti più difficile della storia è dimostrato. Che siano loro a pagare direttamente le conseguenze della crisi è altrettanto evidente. Noi professionisti non siamo infatti così avidi e privi di scrupoli da ignorare quante persone si trovano sul lastrico a causa delle nostre scelte d’investimento. Ma una cosa, devo ammettere, mi disturba. Che si giustifichi il suicidio dei promotori con il fatto che le loro commissioni, tolte le spese, arrivano appena a 5/600 euro è assurdo”.

Al di là di un’etica tradizionale che parla della sacralità della vita, secondo il promotore, la giustificazione del suicidio, in questo senso, diventa un appiglio per scansare i problemi. E la legittimità di una tale scelta, addirittura considerata da qualcuno doverosa e dignitosa, è infondata.

”La questione del suicidio apre spazi di riflessione che non possono essere liquidati con poche scontate battute. Il suicidio è un atto confuso e innaturale che le persone non dovrebbero, a ben vedere, considerare come una formula accettabile di risposta ai più vari problemi professionali”. “Io sono un promotore finanziario orgoglioso di esserlo, e non per nulla sono iscritto all’Anasf. Invito tutti i miei colleghi a non mollare e a non farsi travolgere dall’onda. Alla fine i mercati, come la vita, tendono a migliorare…”.

In conclusione il promotore attende con ansia l’istituzione dell’Organismo ed è convinto che ora sia il caso finalmente di parlare “di soluzioni della crisi piuttosto che demonizzare il mondo dell’intermediazione”.

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