Promotori finanziari – Reti di serie A, reti di serie B

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Avatar di Redazione 15 Dicembre 2008 | 14:30
Se hai grandi patrimoni puoi contare su servizi di qualità. In alternativa incrocia le dita e spera. E’ questo lo scenario dipinto dal j’accuse di un promotore inviato alla redazione di Bluerating.com. E, in parte, confermato da GFK Eurisko.

Buongiorno. Nasco, professionalmente, come quadro di una grande banca, ove ho lavorato 21 anni , e opero come promotore finanzario da 7 anni per un grande realtà. Da promotore finanziario (senza considerare gli incarichi accessori) vedo e sento che il “sistema reti” nell’insieme non ha investito, non investe e non fa formazione nella “gestione della relazione con il cliente” che è poi quello che oggi il cliente chiede: cioè di essere molto informato e di condividere le scelte laddove questo, con i mercati “vento in poppa” forse è accaduto poco. In questo sicuramente le reti, e alcuni colleghi, hanno colpe. O meglio hanno trascurato questo aspetto. Il wealth management è assolutamente la nuova frontiera degli anni a venire, è il nocciolo essenziale della vera consulenza.
Cordiali saluti
e-mail firmata

Risponde Francesco D’Arco di Bluerating.com
La mail di oggi è un vero e proprio j’accuse di un promotore che critica il sistema reti per non avere investito adeguatamente in formazione. Il cliente chiede di “essere molto informato e di condividere le scelte”, ma secondo il nostro lettore le reti in questo non sostengono adeguatamente il pf. Con una sola eccezione: il mondo del wealth management.

Un’accusa isolata?
Purtroppo, secondo quanto apparso nel week end sulla stampa nazionale non è così. I dati del Pf monitor 2008 realizato da Gfk Eurisko su 1.720 promotori con portafogli superiori ai 5 milioni rivela che i promotori finanziari criticano le proprie reti per averli mandati allo sbaraglio con prodotti che si sono rivelati non performanti come promesso. E questa insoddisfazione per la propria rete emerge anche dalla risposta alla domanda “propensione a raccomandare la propria rete“.

Anche se il 54% degli intervistati non ha dubbi e sarebbe dispostissimo a consigliare la propria struttura, il 39% ha qualche esitazione a consigliare la rete per la quale lavora, e il 10% non la consiglierebbe per niente. Senza andare oltre è evidente che oggi i promotori sono molto più esigenti e critici verso le società per le quali lavorano e alle quali chiedono un adeguato supporto, un vero multibrand, una maggiore qualità ed efficacia in termini di formazione.

L’indagine conferma quindi il j’accuse del pf che ha inviato la mail pubblicata oggi. Un j’accuse che finisce con la consvapevolezza che oggi solo nel wealth management si trova tutto quello che manca in molte reti. Quest’ultimo aspetto non è rivelato dall’indagine Eurisko e, al momento, neanche dai dati ufficiali dell’industria. Ma se l’accusa del nostro lettore fosse confermata e se non si correrà ai ripari l’industria dei promotori rischia di dividersi in reti di serie A e reti di serie B. Che tradotto in termini di clientela equivarrebbe a un servizio di serie A per clienti con patrimonio elevato e servizio di serie B per tutti gli altri.

Questa oggi è una provocazione più che una realtà, ma è evidente, sondaggio Eurisko alla mano, che oggi non tutte le reti rispondono adeguatamente alle esigenze dei promotori che, di riflesso, hanno difficoltà a soddisfare il cliente.
Una situazione non ideale per superare la crisi attuale.

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