Vogliamo solo promotori di talento

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di Redazione 17 Dicembre 2008 | 14:30
Un professionista, dopo 23 anni di carriera, è costretto a rinunciare a tutto, clienti e agenzia. Il motivo? Non è un “pallone d’oro”. E’ solo uno dei tanti promotori che non merita nessun trattamento di favore. E’ questo il mondo in cui devono lanciarsi i giovani?

Sono un promotore finanziario con 23 anni di carriera (età 42) e condivido pienamente quanto da voi ribadito nell’articolo Promotori finanziari – Reti di serie A, reti di serie B. Inoltre aggiungo che davanti al cliente mettiamo la faccia e la responsabilità. La Banca mette solo la teoria, e difficilmente si assume le responsabilità. Non solo, i nostri guadagni sono ridotti al minimo in quanto il front fee si riduce sempre drasticamente. Tra l‘altro sono stato danneggiato dalla mia Banca perché mi hanno, in modo forzoso, preso i clienti e la struttura commerciale che gestivo facendomi firmare in modo coercitivo e tutto ciò perché nessuno ci sta vicino veramente. 

Con affetto, saluti.
e-mail firmata
 
Risponde la redazione di Bluerating.com
Siamo soli“. Il messaggio del promotore finanziario di oggi è chiaro e lascia poco spazio ai commenti: “La Banca mette solo la teoria e difficilmente  si assume le responsabilità”. E, come se non bastasse, la vicenda personale di questo professionista si conclude con una “coercizione” della realtà per la quale lavora.
 
State pensando che questa “è solo una storia che non rappresenta tutta la categoria e tutto il mondo delle reti”. Vero, questa è una storia, ma anche se fosse l’unica in Italia rimane una brutta vicenda che non vorremmo mai leggere (o raccontare). Ventitre anni di carriera diventano proprietà di una banca, senza nessuna possibilità di ribellarsi.

Non è questa la sede per fare un processo ad un sistema, anche perché non è corretto basare una condanna (o una assoluzione) su una singola storia. Ma questa è la sede per avviare una riflessione sul trattamento oggi riservato ai promotori finanziari dalle banche. Il dubbio che sorge leggendo questa mail è che in alcune realtà ci sia una differenza nel trattare i promotori con un portafoglio elevato rispetto a quelli che invece devono accontentarsi di pochi “spiccioli”. 

Forse perché i promotori “fuori classe“, i “palloni d’oro” della consulenza finanziaria meritano trattamenti di favore e invece “le riserve della squadra” devono sudare per avere le stesse opportunità, perché tanto non sono indispensabili? Se così fosse i giovani che vogliono intraprendere questa carriera che possibilità hanno di diventare dei fuori classe? 

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