La crisi internazionale non risparmia l'arte

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di Stefano Porrone 29 Dicembre 2008 | 10:00
Sono stati circa dodici gli anni di ascesa del mercato dell’arte, durante i quali le quotazioni di un gruppo eletto di artisti scelti sono salite in maniera esponenziale, si sono aperte nuove frontiere e sono entrati nell’arena del mercato nuovi collezionisti. Oggi, il segmento dell’arte contemporanea ha avuto una brusca frenata, dimostrando di non essere più in grado di resistere alla tempesta economica globale che la circonda.
Le maratone di un tempo, che si protraevano tra i rilanci degli offerenti nelle sale strapiene delle case d’asta, sembrano quindi ormai un lontano ricordo. Questo cambiamento repentino porta alle seguenti conclusioni. Ogni collezione, per quanto di provenienza prestigiosa, sarà rivista al ribasso, i cataloghi saranno meno appariscenti e vistosi, la politica delle garanzie elargite dalle casa d’asta , strumento fin troppo sfruttato per accaparrasi opere e collezioni prestigiose, verrà probabilmente eliminata del tutto, gli staff dei dipartimenti vedranno cadere qualche testa.


A proposito di garanzie, a seguito di opere d’arte non vendute o vendute al di sotto del prezzo minimo garantito alle recenti vendite di Sotheby’s Hong Kong e di arte contemporanea a Londra, la compagnia ha perso 15 milioni di dollari dei 60 che aveva garantito.
Dall’altra parte tra le note positive – e non è di poco conto, da segnalare la possibilità per gli inguaribili investitori o mercanti ed operatori del settore, in un mercato come quello corrente, di acquistare opere di qualità a prezzi decisamente contenuti.
Agli inizi di settembre, Il mondo della finanza subisce un importante ridimensionamento. Crollano le ricchezze di carta create ad hoc da banchieri senza scrupoli, dai gestori dei fondi, dal management dei principali gruppi assicurativi e finanziari dai loro broker, private bankers e promotori finanziari. La bolla è finalmente scoppiata, solo gli speculatori si sono salvati, i medi e i piccoli investitori sono caduti a picco, alcuni di loro affondati senza possibilità alcuna di essere salvati. I bilanci gonfiati a sproposito finiscono in pasto alla stampa ed ai media. Il 14 settembre avviene l’irreparabile, fallisce la storica banca d’affari Lehman Brothers. Il mercato dell’arte in tutto questo scempio sembra dapprima resistere con la memorabile asta monografica, 

“Beautiful inside my head forever” del genio Damien Hirst, 100% di opere vendute, 141 milioni di dollari incassati, ultimo acuto delle pagini finali di un bel romanzo. Poi, il buio e la paura. Nelle quattro vendite di Arte Contemporanea delle due case d’aste Christie’s e Sotheby’s tenutesi a Londra tra il 17 e il 21 ottobre 2008, sono andate all’incanto 26 opere della superstar (fino ad allora) del mercato dell’arte contemporanea Andy Warhol, ma di questi 16 sono andate invendute e solo 10 sono state aggiudicate, quasi tutte a prezzi inferiori alla stima minima. Sotheby’s ha ritirato dall’asta del 3 novembre il quadro di Pablo Picasso, “Arlequin”, dipinto che avrebbe dovuto essere uno dei pezzi forti dell’importante serata che apre la stagione autunnale. La decisione è stata improvvisa e ha generato non poche preoccupazioni. Le ragioni sembrano essere private, ma dato che l’opera vale circa 30 milioni di dollari, c’era il timore che non si riuscisse a raggiungere neanche il prezzo di riserva. Nella stessa asta, in una sala con pochissimi offerenti – la maggior parte dei bid è stata fatta per telefono – dei 70 lotti proposti solo 45 sono stati venduti (64,3% e 68,3% del valore) e molti al di sotto della stima. La maggior parte dei 25 invenduti non hanno neanche attirato un’offerta.

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