Consulenti "obbligati" all'indipendenza

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di Redazione 9 Gennaio 2009 | 14:30
E’ ancora presto per stabilire quanti promotori, e professionisti del settore in genere, sceglieranno la via della consulenza finanziaria, ma una cosa è sicura: la curiosità e l’interesse intorno a questa “nuova” professione e al “nuovo” albo di categoria è elevata. Ecco il primo di tanti dubbi

Buongiorno, ho 53 anni e vengo dall’esperienza bancaria assunto nel 1979 e concluso nel 2002 come resp.uff.titoli. Dal 2002 svolgo l’attività di promotore finanziario presso un’altra banca. Da tempo aspettavo questo decreto nr.206 pubblicato sulla G.U.del 30/12/2008 e quindi le mie domande sono le seguenti: Quali sono i requisiti di indipendenza nei dettagli richiesti dalla legge?
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Risponde Francesco D’Arco, Bluerating.com
Come prevedibile gli articoli relativi al “Regolamento di disciplina dei requisiti di professionalità, onorabilità, indipendenza e patrimoniali per l’iscrizione all’albo delle persone fisiche consulenti finanziari” ha suscitato molto interesse tra promotori e consulenti. E i dubbi sulle modalità per iscriversi al nascituro albo di categoria non mancano. Da oggi, e nei prossimi giorni, cercheremo di rispondere a tutte le perplessità dei nostri lettori.

Un primo dubbio riguarda i requisiti di indipendenza richiesti dalla legge.

Tali requisiti sono indicati chiaramente nell’art. 5 del decreto 206 del 24/12/2008: “Non  possono essere iscritti all’Albo i soggetti  che intrattengono, direttamente, indirettamente o per conto di terzi, rapporti di natura patrimoniale o professionale o di altra natura, compresa quella familiare, con emittenti e intermediari, con società loro  controllate, controllanti o sottoposte a comune controllo, con l’azionista o il gruppo di azionisti che controllano tali società, o  con  amministratori  o  dirigenti  di tali società, se tali rapporti possono  condizionare  l’indipendenza  di  giudizio nella prestazione della consulenza in materia di investimenti”. Il che si traduce, in termini economici, nell’obbligo di non poter “percepire alcuna forma di beneficio da soggetti diversi dal cliente al quale è reso il servizio”

In caso contrario, ovvero nell’ipotesi in cui vi siano elementi in grado di condizionare l’indipendenza “di  giudizio nella prestazione di consulenza in materia di investimenti”, gli iscritti all’albo sono obbligati a informare l’Organismo che valuterà se radiare o meno il consulente.

Sebbene la MiFID, quindi, come molti hanno sottolineato in passato, non parlava di consulenti indipendenti ma di consulenti finanziari, il decreto approvato la vigilia di Natale rende l’indipendenza un obbligo e una “conditio sine qua non” per offrire un tale servizio alla clientela.

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