L’ Appello dà ragione a Consob: Sarmi paghi la super-multa

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di Marco Muffato 2 Febbraio 2017 | 08:28
Respinta dalla Corte d’Appello di Roma l’opposizione del dirigente d’azienda, che fu a capo di Poste Italiane fino al 2014, per una sanzione di 20mila euro comminata dalla authority guidata da Giuseppe Vegas.

LA SENTENZA – La Corte d’Appello di Roma, con sentenza dello scorso 3 gennaio, ha respinto l’opposizione dell’ex a.d. di Poste Italiane Massimo Sarmi (nella foto in basso) contro la delibera Consob n.19283 del 30 luglio 2015 che prevedeva nei suoi riguardi sanzioni per 20mila euro.

Un brutto colpo per l’immagine di un dirigente d’azienda tra i più noti del panorama italiano, nell’ambito di una vicenda che rientra di diritto nella ampia casistica di risparmio tradito degli ultimi anni. E che vale la pena di riassumere: la Consob, con la citata delibera, aveva deciso nei confronti di Poste Italiane una sanzione di 60.000 euro per la violazione delle norme che regolano i conflitti di interesse e la correttezza delle condotte e quelle relative alla materia della valutazione di adeguatezza degli investimenti. Le multe decise dalla commissione riguardavano Massimo Sarmi l’ex a.d. Massimo Sarmi per 20mila euro e altri dirigenti per svariate migliaia di euro, mentre Poste Italiane rispondeva “in qualità di soggetto responsabile in solido”.

In particolare Consob aveva rilevato che Poste Italiane, matricola autunnale di Borsa, tra il 2011 e maggio 2014 “ha compiuto scelte strategiche tali da orientare, in assenza di adeguata valorizzazione degli effettivi bisogni della clientela, la propria attività di commercializzazione su specifici prodotti o categorie di prodotti (prevalentemente caratterizzati da elevate commissioni up-front)”.

“In particolare, sottolinea la Commissione, dagli accertamenti ispettivi è emerso il ricorso a disinvestimenti anticipati della clientela, anche di carattere massivo per il tramite di Opa buyback, strumentali alla utilizzazione delle risorse da essi rivenienti per l’acquisto di altri prodotti ‘a budget’ in collocamento, determinando così un ‘effetto sostituzione’ degli strumenti finanziari collocati presso gli investitori (switch), senza che si tenesse conto delle esigenze degli investitori”.

“A fronte di ciò, Poste Italiane ha omesso di gestire tale acuita situazione di conflitto di interessi non evitando che la stessa incidesse negativamente sugli interessi dei clienti e di fatto consentendo il realizzarsi, sul piano operativo dei rapporti con la clientela, di comportamenti non conformi al dovere di agire con diligenza, correttezza e trasparenza”, si legge nella delibera riportata dal Bollettino Consob.

Le carenze riscontrate riguardavano inoltre la profilatura della clientela, la ricostruibilità dei comportamenti e la mancata valutazione di adeguatezza sui disinvestimenti.

 

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