Fisso o variabile, per i mutui ancora nessun orientamento preciso

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Avatar di Marcella Persola 13 Gennaio 2009 | 10:40
Nessuna inversione di tendenza sul fronte mutui. Continua a sfavillare il mutuo a tasso fisso, sempre più richiesto e distribuito. Seppure c’è stato un piccolo calo rispetto al primo semestre 2008 riguardo l’erogato di tale tipologia. La questione resta comunque aperta. Meglio il fisso o il variabile? Lo spiega Roberto Anedda.

In tale condizioni di mercato la domanda se scegliere un mutuo a tasso fisso o uno a tasso variabile attanaglia ancora molti risparmiatori. E anche lo scenario, che cambia così ripentitamente, non rende semplice operare questa scelta.

«I migliori tassi variabili sono, al momento, di poco superiori al 3%, ma è alquanto probabile che la BCE intervenga nuovamente sui tassi nei prossimi mesi almeno con un ulteriore taglio, quindi i tassi variabili potrebbero calare ancora come minimo di un altro 0,50%. Al momento però anche il costo del denaro a lungo termine resta contenuto, dando la possibilità di ottenere tassi fissi fino a trenta anni sotto il 5%» dichiara Roberto Anedda, direttore marketing di MutuiOnline. «Nella scelta del tasso occorre perciò tenere innazitutto presente che non si può sperare di scegliere un tasso che sarà sempre il più basso tra i due per tutta la durata del mutuo. Occorre invece puntare su quello che maggiormente risponde alle proprie esigenze finanziarie: se non ci si vuole esporre alle variazioni delle rate e dei tassi la soluzione di un tasso fisso, per di più vicino ai minimi storici, sarà certamente preferibile» continua l’esperto.

E anche dall‘Osservatorio Mutui elaborato dalla società emerge che nel secondo semestre 2008 la scelta è ricaduta maggiormente sul mutuo a tasso fisso scelto nell’81,8% dei richiedenti mentre il 17,2% si è orientata verso il mutuo a tasso variabile. E anche per quanto riguarda l’erogazione dei mutui, si evince che la maggior parte, ossia il 75,4% è a tasso fisso, in leggera diminuzione rispetto al 76,7% dei mutui a tasso fisso che sono stati erogati nel primo semestre 2008.

Questa scelta secondo Anedda: «potrebbe non comportare costi molto più alti del variabile, dato che rispetto ai minimi attuali è assai probabile che nell’arco di alcuni anni la situazione economica si normalizzi e il costo del denaro torni verso il 3% o anche il 4%. Chi, invece, ha una rata di mutuo contenuta rispetto al proprio reddito ed alle proprie capacità di risparmio, potrebbe considerare la possibilità di approfittare dell’attuale fase calante dei tassi, in modo da ridurre la spesa per interessi almeno nel breve termine, sempre però tenendo presente che nel corso della lunga vita del mutuo il tasso potrebbe risalire anche di due punti percentuali rispetto ai livelli attuali» precisa Anedda.
Infatti i tassi fissi attuali sono veramente molto bassi, quindi molto appetibili e anche quelli verso i quali la clientela si orienta maggiormente. «Durante il mese di Gennaio si conosceranno poi le eventuali modifiche al decreto mutui e le condizoni proposte dalle banche per i tassi variabili legati al tasso BCE, e si potrà avere un quadro più chiaro e completo delle varie alternative disponibili» conclude Anedda.

Anche se non sembrerebbe intravedersi nessuna inversione di tendenza.

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