Consulenti senza competenze

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di Redazione 22 Gennaio 2009 | 14:30
Non basta iscriversi all’albo dei consulenti per diventare consulenti. Ci vogliono le competenze. E’ questo il messaggio lanciato da un nostro lettore che non ritiene i promotori finanziari e i mediatori creditizi in grado di svolgere una tale attività.

Non sono d’accordo con quanto affermato nella risposta al lettore che “individua” una nicchia per l’iscrizione all’albo dei consulenti finanziari indipendenti da parte dei mediatori creditizi. Infatti, pur essendo vero che non c’è nessuna specifica esclusione resta il fatto che uno dei requisiti fondamentali sia l’assoluta indipendenza del soggetto rispetto agli intermediari finanziari. Potrebbe essere iscritto ma non dovrebbe avere nessun accordo. Inoltre, mi permetto di sottolineare un’altro aspetto di non poco conto, comunque si tratta di attività completamente diverse per le quali è necessario acquisire delle specifiche competenze che allo stato attuale i mediatori creditizi non hanno. Lo stesso vale per il promotore finanziario. Formalmente questi ultimi possono ottenere l’iscrizione all’albo senza esame a determinate condizioni, ma sostanzialmente si tratta di soggetti che devono rivedere completamente il loro modus operandi poiché devono passare da una logica di vendita ad una di consulenza perdendo completamente il supporto delle banche mandanti che sino a quel momento gli hanno offerto i piatti pronti da servire ai clienti. L’approccio consulenziale necessita di competenze nuove e più complesse rispetto all’attività precedente che devono essere acquisite sul campo. Concludo dicendo che il problema in oggetto è di non poco conto visto che se non si fa attenzione a come si apre questa nuova professione si rischia di renderne molto più lenta e difficile la sua diffusione con grande piacere delle banche.
e-mail firmata

Risponde la redazione di Bluerating.com
Caro lettore, prendendo il decreto alla lettera, e facendo riferimento ai regolamenti Consob per colmare i vuoti attualmente presenti, risulta che l’attività dei mediatori creditizi non è incompatibile con l’attività dei consulenti finanziari. Questo è, ad oggi, un dato di fatto. Quello che non abbiamo ricordato nell’articolo Consulenti, il nuovo albo aperto ai mediatori creditizi sono gli altri criteri indispensabili per richiedere l’iscrizione all’albo dei consulenti. Su tutti, quello dell’indipendenza del soggetto rispetto a qualunque intermediario finanziario. Come giustamente ricorda nella sua mail: il soggetto mediatore creditizio “potrebbe essere iscritto ma non dovrebbe avere nessun accordo”.

Quindi, quando parliamo di “nicchia” per l’iscrizione all’albo, ci riferiamo al fatto che comunque, se il mediatore creditizio dimostra di non avere accordi potrebbe, sulla carta, svolgere entrambe le attività. E qui condividiamo la sua riflessione sul fronte competenze. L’errore che oggi non deve essere compiuto da parte dei promotori finanziari, degli agenti assicurativi, dei mediatori creditizi e di tutti quei soggetti che decideranno di intraprendere l’attività di consulente finanziario, è quello di pensare che nel proprio “modus operandi” non dovrà cambiare nulla, perché tanto la consulenza è solo un nuovo cappello da indossare e niente di più.

Questo non lo abbiamo mai sostenuto e mai lo sosterremo. Non basta cancellarsi dall’albo dei promotori e iscriversi in quello dei consulenti per offrire un servizio di consulenza. Dietro ci devono essere delle competenze adeguate. Detto questo nella sua lettera non condividiamo l’attacco diretto a chi fino ad ora ha lavorato presso una banca e o una rete. Lei afferma che questi soggetti devono “passare da una logica di vendita ad una di consulenza perdendo completamente il supporto delle banche mandanti che sino a quel momento gli hanno offerto i piatti pronti da servire ai clienti”, E di conseguenza tali soggetti dovranno munirsi di competenze nuove e più complesse rispetto all’attività precedente. Sinceramente crediamo che dal punto di vista delle competenze la categoria dei promotori finanziari abbiano dimostrato in questi anni di avere le competenze per servire un cliente e quelli che nella loro carriera hanno avuto la fortuna di lavorare per quelle strutture che non si sono limitate a collocare prodotti, ma hanno anche fornito consulenza (e possiamo assicurare che dei casi simili esistono) oggi hanno tutte le carte in regola per diventare consulenti.

E’ vero, “se non si fa attenzione a come si apre questa nuova professione si rischia di renderne molto più lenta e difficile la sua diffusione”.
Ma questa è una sfida che riguarda tutti coloro che si iscriveranno al nuovo albo dei consulenti, siano essi ex-promotori finanziari, ex-agenti assicurativi, ex-mediatori creditizi o consulenti indipendenti che svolgono questa attività già da anni.


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