Promotori Finanziari – Arrivano i "pacchi" delle Poste?

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di Redazione 29 Gennaio 2009 | 08:20
Qualche giorno fa abbiamo riferito che Poste Italiane si appresterebbe a costituire una vera e propria squadra di promotori finanziari per presidiare i 14.000 sportelli che attualmente rappresentano una presenza capillare sul tutto il territorio italiano.

In ogni caso se decidesse di seguire le orme delle altre reti di intermediazione la struttura guidata da Massimo Sarmi dovrebbe quantomeno ricalibrare le proprie strategie. Almeno questa è l’opinione dell’Aduc, l’associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori.

L’associazione ha infatti messo all’indice le Poste per una particolare categoria di strumenti che gli sportellisti avrebbero consigliato disinvoltamente. Ci riferiamo, ovviamente alle ormai famose index-linked. Secondo l’Aduc negli strumenti proposti dalle Poste la componente obbligazionaria era costituita non da semplici obbligazioni, bensì da cartolarizzazioni, ovvero cdo sintetici. Nel dettaglio si tratta di Classe 3A Valore Reale, collocata dal 07/01/2002 al 09/02/2002; Ideale, collocata dal 18/03/2002 al 20/04/2002; Raddoppio, collocata dal 03/06/2002 al 10/07/2002; Raddoppio Premium, collocata dal 12/08/2002 al 21/09/2002 e Index Cup, collocata dal 21/10/2002 al 16/11/2002. Secondo l’associazione i nomi dei prodotti e le note informative erano ingannevoli.

Il primo titolo (3A, “tripla A”) richiamava, infatti, esplicitamente il massimo rating, cioè la massima sicurezza ed affidabilità unita all’espressione “Valore Reale” e il titolo prometteva di restituire a scadenza almeno il valore dell’inflazione più un rendimento aggiuntivo legato alla variazioni di indici finanziari di mercato. In ogni caso già pochi mesi dopo il collocamento di questi titoli “tripla A” ad oltre 70 mila risparmiatori (per un valore di oltre 400 milioni di euro, secondo fonti interne delle Poste) iniziavano in primi problemi con il fallimento della WorldCom e i primi declassamenti.

Il vero problema, tuttavia, è che tra poco questi titoli (che avevano una scadenza di 10 anni) andranno in scadenza e i nodi, oltre a perdite potenziali nell’ordine di 1/3 e 2/3 del valore degli strumenti, arriveranno al pettine.

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