Bad Bank, la Bce studia le linee guida

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di Marcella Persola 3 Febbraio 2009 | 07:40
Mentre dagli USA arriva un freno firmato Barack Obama, la Bce studia in collaborazione con la Commissione Europea le linee guida per la creazione delle bad bank a cui aderiranno inglesi, olandesi e tedeschi. Ma cresce il coro degli italiani contrari. In primis il ministro dell’Economia e delle Finanze.

A favore e contro la Bad Bank? O qualsiasi altra istituzione che abbia la finalità di favorire l’eliminazione delle attività tossiche. Si è diviso così il fronte tra coloro che sostengono che è necessario intervenire per favorire e aiutare le banche a eliminare i titoli tossici (è il caso ad esempio del cancelliere tedesco Angela Merkel) e chi invece ritiene che non debbano pagare i contribuenti gli errori delle banche (è il caso del ministro dell’Economia e delle Finanze italiano, Giulio Tremonti).

«Gli inglesi, gli olandesi e i tedeschi la (bad bank ndr) stanno prendendo in considerazione, probabilmente alla fine lo faremo tutti, certamente a livello della Commissione europea, in modo che non ci siano distorsioni» ha spiegato il commissario europeo dell’Economia, Joaquin Almunia. «Il mercato interbancario si è congelato a causa della presenza di asset tossici. La fiducia tornerà quando questi strumenti illiquidi saranno rimossi dai bilanci delle banche» ha concluso il commissario.

 

Ed è questo uno dei motivi per i quali la stessa Banca Centrale Europea ha dichiarato di essere in procinto di emettere, in collaborazione con la Commissione Europea, «delle linee guida appropriate rivolte ai paesi europei quando ricorrono ai nuovi schemi, possibilmente le cosiddette ‘bad bank’ e ‘le garanzie sui rischi». Ma mentre procede lo studio della BCE appoggiato dai paesi più colpiti dalle “cadute” del fronte bancaria, si amplia anche il fronte degli scettici. In particolare quello italiano.

Già il Ministro degli Esteri Franco Frattini aveva confidato che credeva: «che l’intervento pubblico debba servire per dare garanzie e fiducia ai mercati e ai consumatori, non per sostituire la mano pubblica con la mano privata», questo in risposta a chi gli chiedeva quale fosse il suo parere circa l’idea presentata dal cancelliere tedesco di nazionalizzare le banche tedesche, per salvare Hypo Real estate & company. E dopo il no lanciato da Frattini ci ha pensato Giulio Tremonti a rincarare la dose.

Il responsabile del dicastero del Mef ha detto chiaramente che in Italia i risultati delle banche sono positivi e che il male originato dalla finanza non può essere salvato dal pubblico. Tremonti ha sostenuto che la crisi «ha origine nella finanza, li sta il male. E combattere la droga con la droga, l’alcol con l’alcol, e’ sbagliato. La crisi e’ causata da troppo debito privato. Pensare che se ne esca con piu’ debito pubblico e’ sbagliato».

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