Consulenti low cost? No, grazie

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Avatar di Redazione 4 Febbraio 2009 | 09:30
La crescente voglia di consulenza, unita all’attuale crisi dei mercati, spinge a pensare che assisteremo presto alla nascita della figura del consulente “low cost” in grado di offrire servizi professionali a basso costo. Bluerating ha condotto un’inchiesta tra le reti che bocciano senza esitazione una tale ipotesi.

In questo senso l’opinione di Pietro Giuliani, presidente e a.d. di Azimut è netta: “No. Anzi il promotore finanziario deve offrire un servizio di sempre più alta qualità. Il futuro è sempre di più la consulenza”.

Sempre riguardo a questo aspetto anche Mario Incrocci, responsabile nazionale della rete promotori di Mps Banca Personale, tiene a precisare “che un servizio di consulenza finanziaria trova la sua ragione di esistere, e quindi di creare valore, solo in presenza di risorse finanziarie (presenti e future) e di obiettivi di vita quantificati e tempificati”. In altre parole, la consulenza ha senso quando esistono “problemi” di investimento e quando una loro corretta soluzione può condurre al raggiungimento degli obiettivi con il minimo dei rischi, a parità di rendimenti. “Non credo, di conseguenza – conclude il manager – alla figura del consulente low-cost, che a mio avviso è una contraddizione in termini”.

Mentre Stefano Bisi, responsabile promozione finanziaria gruppo Credem preferisce sottolineare che la sua società ha “sempre valorizzato la personalizzazione del servizio, puntando a costruire diversi livelli di assistenza in base alla sofisticazione e all’evoluzione richiesta dalla clientela”, Ettore Betti, responsabile della rete Sanpaolo Invest non ritiene percorribile “l’opzione che riduca la qualità dei servizi offerti per ottenere una diminuzione dei costi che è possibile perseguire aumentando il livello di efficienza. Peraltro, la particolare congiuntura renderebbe, a nostro avviso, pericoloso l’introduzione di figure non dotate di un’elevata preparazione”.

In questo senso Finecobank, a seguito della crisi, si aspetta un rallentamento della crescita economica e di conseguenza una contrazione dei margini che riguardano l’attività. “E quanto è successo ha accelerato un processo già in atto che vedrà emergere sul mercato gli operatori più forti che sapranno razionalizzare i propri business”.

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