Certificati, quando l’effetto leva è influente

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Biagio Campo di Biagio Campo 2 Febbraio 2009 | 09:10
Eni torna regina dei volumi, il bonus certificate di UniCredit su Intesa Sanpaolo conferma il buon spessore.Gli outperformance certificates permettono di beneficiare di un effetto leva sui guadagni, senza che le perdite siano amplificate, osserviamo quale è stato il comportamento delle emissioni di Sal. Oppenheim su Eni, a fronte di un calo e di un moderato rialzo del sottostante.

Eni torna come sottostante più scambiato nelle opzioni, il bonus di UniCredit su Intesa Sanpaolo tra i titoli più scambiati.
Tra i più scambiati del mercato [a]SeDeX[/a] di [s]Borsa Italiana[/s], l’[a]opzione[/a] call 23, scadenza 4 dicembre 2009, emessa da UniCredit su Eni (-20,55%), l’opzione call 17, scadenza 2 marzo 2009, emessa da Bnp Paribas su Eni (-27,39%), il certificato bonus 128, scadenza 6 marzo 2009, emesso da UniCredit con sottostante Intesa Sanpaolo (+0,27%), l’opzione call, scadenza 21 agosto 2009, emessa da Societe Generale sullo S&P/Mib (-5,07%), l’opzione call 20.000, scadenza 17 luglio 2009, emessa da Societe Generale sullo S&P/Mib (-8,63%).

Per gli investitori che prevedono una forte crescita dei mercati e desiderano quindi prendere posizione lunga sull’azionario, i certificati outperformance offrono un’alternativa all’acquisto diretto del sottostante.
Gli strumenti in oggetto permettono di beneficiare di un effetto leva sui guadagni (livello finale del sottostante – livello iniziale del sottostante), ma di replicare, in caso di perdite, in maniera lineare il valore del sottostante.
Come per quasi tutti i certificati tra gli svantaggi, rispetto all’acquisto diretto del titolo/indice sul mercato, vi sono la mancata ricezione dei dividendi, un prezzo del certificato, nel corso della quotazione, che non segue fedelmente il sottostante, ma è influenzato dal livello di volatilità delle opzioni e la scarsa liquidità del titolo che porta ad un bid/ask piuttosto ampio. Ne deriva quindi che i certificati outperformance offrono un reale vantaggio, in caso di forte crescita dei mercati, nel quale possa essere amplificato l’effetto leva.

Di seguito vediamo quale è stato il comportamento dei due outperformance emessi da Sal. Oppenheim su Eni e negoziati sul SeDeX
Fondamentale è stato il timing di emissione dello strumento sul titolo Eni, che nelle ultime sedute viene trattato attorno ai 17 Euro.

Il certificato su Eni 20,04, ha un livello di partecipazione sui guadagni dell’1,9, è stato emesso ad un prezzo di 100 con data di valutazione 10 settembre 2008, ovvero quando Eni valeva 20,04, con scadenza 13 settembre 2010.
Oggi il certificato vale 82,5, quindi sia l’azione che il certificato hanno perso attorno al 19 per cento, tuttavia l’azione ha pagato un acconto di dividendo di 0,65 in data 25 settembre, per questo sarebbe convenuto comprare direttamente il sottostante.
Ne deriva che in caso di ribasso del sottostante, converrebbe acquistare direttamente l’azione, piuttosto che il certificato, per il dividendo eventualmente corrisposto, ed un maggiore grado di liquidità del titolo azionario.

Il certificato su Eni 15,15, ha un livello di partecipazione sui guadagni dell’1,2
, è stato emesso ad un prezzo di 100 con data di valutazione 15 ottobre 2008, ovvero quando Eni valeva 15,15, con scadenza 18 luglio 2009.
Oggi il certificato vale 111,41, quindi l’azione ha guadagnato il 10,8 per cento, mentre il certificato l’11,4 per cento; il certificato non incorpora quindi pienamente, nel prezzo di quotazione, l’effetto leva sul guadagno (12,96%=10,8%*1,2), a causa dei valori delle opzioni che, come detto sopra, sono fortemente influenzati dall’elevato livello di volatilità presente sul mercato.
L’investitore che avesse comprato il certificato, per usufruire pienamente dell’effetto leva, dovrebbe conservarlo fino a scadenza, sempre nella visione che Eni non perda di valore entro luglio 2009.

Analizzando il valore di negoziazione gli outperformance certificates, nei casi esaminati, ovvero ribassi di mercato o crescita modesta del sottostante, non sono riusciti a battere il sottostante, ne consegue che per l’investitore sarebbe stato meglio acquistare direttamente il titolo Eni. 

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