Etf vs. fondi comuni, azionario paesi emergenti

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di Biagio Campo 19 Febbraio 2009 | 14:00
I paesi emergenti hanno dato buoni segnali nelle ultime settimane, ed a fronte del calo degli ultimi anni offrono un interessante rapporto rischio/rendimento. I migliori fondi comuni battono ampiamente i tre Etf quotati a Milano, il migliore è il First State Global Emergine Market (-30,4%).

Il termine paesi emergenti è stato coniato nel 1981 dall’International Finance Corporation (IFC), ente sovranazionale con sede a Washington, legato alla Banca mondiale, per definire le economie meno sviluppate rispetto ai paesi più industrializzati.
A partire dal 2001 la crescita dei mercati emergenti è stata sostenuta, favorita dal processo di liberalizzazione che ha permesso alle multinazionali occidentali di delocalizzare il lavoro in aree geografiche con un minor costo, con forti benefici in termini di aumento del benessere nei paesi emergenti, nei quali ha preso forma il processo di convergenza economica rispetto ai paesi industrializzati. Gli afflussi di capitali sono stati ingenti ed hanno garantito un costante finanziamento delle attività reali, tuttavia nell’ultimo biennio si è iniziato a registrare un deflusso da parte di investitori che hanno monetizzato i guadagni degli ultimi anni.
Attualmente non c’è un’univoca interpretazione sul termine paesi emergenti, in generale si considerano regionali quali est Europa, sud est asiatico, sud America, in aggiunta a nazionali quali Turchia, Israele, Egitto, Russia, India, Sud Africa e Messico.
 
Nel mercato Etf Plus di Borsa Italiana, per investire sui mercati emergenti, sono presenti tre Etf; che ottengono delle performance tra loro simili.
L’Ishares Msci Emerging Markets (-44,47%) ed il Lyxor Msci Emerging Markets (-44,04%), sono entrambi legati all’indice MSCI Emerging Markets, che vede China Mobile, Samsung, Teva Pharmaceutical, Petrobas e  Gazprom tra i titoli più pesati mentre il Db X-Trackers Msci Em Emea (-45,7%) segue l’indice MSCI EM EMEA, con Gazprom, Teva Pharmaceutical, Lukoil, Sasol e Mtn tra le prime società in portafoglio.  

Nel mercato del risparmio gestito italiano, i fondi comuni specializzati sui paesi emergenti sono numerosi, avendo raccolto gli ingenti afflussi di capitale provenienti dai risparmiatori dei paesi industrializzati. Le performance sono molto diverse tra loro, a seguito delle aree geografiche e settori privilegiati, tuttavia i migliori riescono di gran lunga a valorizzare la propria gestione attiva e limitare di molto i cali azionari.

Tra i migliori fondi comuni dell’ultimo anno
ci sono il First State Global Emergine Market (-30,4%), che dall’inizio di agosto ha ampiamente sovraperformato l’indice a partire da agosto, i titoli più pesati sono attualmente la Ioi group, Anglogold astanti, Interbrew e Samsung; seguono, in termini di performance annuale il Vitruvius Emerging Markets Equity (-32,25%) e l’Aberdeen Global – Emerging Markets Fund (-32,5%), anch’essi sopra gli indici dall’inizio dell’estate.
 
Tra i peggiori fondi comuni dell’ultimo anno vi sono invece l’ Aviva Morley Emerging Markets Equity Small Cap (-63,88%), per il quale ha pesato la scelta di puntare su società a piccola capitalizzazione, più esposte alla crisi e all’avversione al rischio ed il Magna Global Emerging Markets (-62,21%), anch’esso comunque orientato ad un bassa dimensione aziendale. 

Gli analisti sono piuttosto concordi nel ritenere che, in caso di ripresa dei mercati, i listini emergenti garantiranno una sovra performance, tuttavia nonostante l’aggravarsi della crisi, nelle ultime settimane hanno evidenziato una discreta forza relativa, elemento che trova come spiegazione la sostanziale solidità delle economie sottostanti, per le quali si dovrebbe comunque analizzare la situazione di ogni singolo paese.
La diversificazione geografica garantita è ottima ed i rendimenti potenziali sono decisamente elevati, sebbene soggetti a rischi, che tuttavia non sarebbe corretto ritenere più alti di quelli di un ordinario investimento azionario.

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