Etf, l’accesso al private equity

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di Biagio Campo 24 Febbraio 2009 | 13:30
A differenza dei fondi comuni tradizionali, gli Etf permettono l’accesso alle società di private equity quotate all’estero. Il settore sta attraversando una forte crisi ed i cali dell’ultimo anno superano il 60 per cento, ma è ancora difficile quantificare i rischi futuri.

In Italia la sottoscrizione di quote nei fondi di private equity è riservata ad investitori istituzionali, ovvero coloro che dispongono di una buona conoscenza finanziaria, valutata da appositi test preparati dalle singole società, e di una disponibilità finanziaria tale da superare la soglia dei 250.000 euro imposta dal legislatore; normativa volta ad impedire che la clientela affluent e retail prenda posizione in strumenti chiusi non quotati, contraddistinti da un forte rischio liquidità.
Negli ultimi cinque anni sono nate in Italia numerose sgr di piccole dimensione non quotate, focalizzate sul private equity, legate a figure di spicco dell’imprenditoria e della finanza, focalizzandosi su operazioni e società di piccole dimensione; risulta quindi in marcata controtendenza l’annuncio della scorsa settimana del fondo Sator, guidato da Matteo Arpe, che ha preso il controllo di Banca Profilo, sebbene l’operazione in oggetto rischia di essere un esempio isolato, piuttosto che un cambio di tendenza.  

A differenza di quanto avviene in Italia, all’estero vi sono società di private equity di grande dimensione, tra le principali citiamo Blackstone, Kkr e 3i, quotate sui mercati azionari, che grazie alle partecipazioni acquistate, controllano alcuni i principali gruppi industriali al mondo.
Il settore ha vissuto un momento d’oro tra il 2004 ed il 2006, quando la forte disponibilità di liquidità presente sui mercati ha permesso la chiusura di accordi un tempo impensabili, tuttavia il rapido ridimensionamento degli eccessi in atto, ha frenato la crescita delle società di private equity, che appena prima dello scoppio della crisi, sono riuscite a monetizzare gli asset attraverso numerosi collocamenti azionari.

Nel segmento Plus di Borsa Italiana sono presenti quattro Etf per investire nel settore del private equity internazionale, ma nell’ultimo anno le performance sono state fortemente negative, a dimostrazione dei grandi problemi che attraversa il settore; Ishares S&P Listed Private Equity (-70%), con Blackstone, 3I, Svb tra le società più pesate; Db X-Trackers Lpx Mm (-65%), che punta principalmente su Onex, Partners Group, Ratos; Lyxor  Privex (-71%), che vede SBI, 3i, Ratos tra i titoli maggiormente rappresentati; Powershares Global Listed Private Equity (-63%), con Hal Trust, Leucadia National, Ratos tra le prime società in portafoglio.  

L’industria dei fondi comuni non presenta prodotti specializzati sul private equity, per questo il vantaggio della diversificazione degli Etf, rispetto all’acquisto dei singoli titoli risulta ancora più importante, tuttavia il settore delle società quotate sembra affrontare forti problematiche di natura finanziaria, a seguito del credit crunch, in aggiunta al rallentamento economico globale, per questo le prospettive del settore non sono certo positive e gli investitori, prima di prende posizione sul settore, dovrebbero valutare attentamente i rischi derivanti da un modello di business che, ad oggi, non si è grado di dire se supererà la crisi attuale.

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