Etf – crescita nel 2008 in Europa

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di Biagio Campo 25 Febbraio 2009 | 16:15
I cali del 2008 non hanno ostacolato la crescita dell’industria degli Etf in Europa, che ha visto il boom degli strumenti liquidità, ma anche una discreta tenuta del comparto azionario; commentiamo i dati con Marcello Chelli di Lyxor.

In un anno di grande difficoltà come è stato il 2008, gli Etf in Europa hanno evidenziato un buon tasso di crescita, riuscendo ad offrire agli investitori soluzioni valide per ogni scenario di mercato e strategia di investimento. A prescindere da quella che sarà l’evoluzione della crisi, l’industria degli Etf dovrebbe mantenere una certa stabilità; “un eventuale miglioramento della situazione sui mercati, oppure un ulteriore peggioramento, dovrebbe avere un riflesso sui rapporti di forza (quote di mercato relative) delle varie tipologie di Etf, ma non sul settore degli Etf nel suo complesso”, commenta in questi termini Marcello Chelli, responsabile Italia dei prodotti quotati di Societe Generale e Lyxor.
 
Nel corso del 2008 abbiamo assistito al boom degli Etf liquidità, che hanno registrato un incremento percentuale del 326 per cento, passando da 2 miliardi di euro agli 8,6 di fine 2008, avendo saputo offrire agli investitori un riparo dai crolli dei mercati ed una discreta remunerazione, a fronte di un rischio molto basso; “con un Etf di liquidità, al contrario di molti strumenti tradizionali, non si è esposti al rischio di default dell’emittente in quanto l’Etf, proprio per la sua natura di Fondo / Sicav, è garantito da un patrimonio segregato e non aggredibile da soggetti terzi; inoltre la best practise di contenere le commissioni di negoziazione su questa tipologia di strumenti, permette di utilizzare gli Etf liquidità anche con funzioni di tesoreria”.

Dopo il comparto liquidità, gli Etf obbligazionari hanno registrato la maggior crescita percentuale su base annua, con un incremento del 62,6 per cento, passando da 11,6 a poco meno di 19 miliardi di euro. I fondi obbligazionari a gestione passiva sono il settore che è senza dubbio rimasto più indietro rispetto alla grande offerta sul lato azionario, ma l’eventuale creazione di nuovi prodotti divide gli operatori; “per i bond c’è un problema in relazione alle fonti dei prezzi utilizzati per alimentare gli indici. Gli indici EuroMTS che utilizza Lyxor sono basati sui prezzi realmente negoziabili delle piattaforme MTS specializzate sui Titoli di Stato: al contrario non risulta ottimale impiegare prezzi forniti da una sola banca oppure prezzi solo informativi e non negoziabili. Questo problema è particolarmente rilevante per i corporate bond”.

Molto interessante il dato sugli Etf azionari, che sono passati da 69,8 a 60,6 miliardi di euro, con un calo del 13 per cento, un dato che evidenzia un afflusso di capitali; ”le nuove sottoscrizioni hanno compensato in gran parte la perdita in conto prezzi ed abbiamo assistito ad un crescente utilizzo degli Etf azionari da parte dei gestori. Essi li apprezzano sia perché consentono di entrare e uscire in maniera rapida dal mercato, sia perchè danno la sicurezza in merito all’esposizione assunta (tipicamente il 100% dell’indice benchmark), evitando quindi di perdere il controllo della propria asset allocation, un elemento ancora più importante in momenti di grande incertezza e volatilità”.

Sul lato materie prime il rialzo della massa gestita è del 40 per cento, con un controvalore cresciuto da 2,1 a quasi 3 miliardi di euro, “con un peso che è ancora basso rispetto al totale del mercato”. Nella statistica non sono stati ricompresi gli Etc, “strumenti (diversi da ETF/Fondi/Sicav) che possono prendere posizione anche su una singola materia prima, mentre gli Etf possono investire solo su indici che rappresentino un paniere diversificato di commodity al fine di rispettare i limiti di diversificazione minimi imposti dalla Direttiva UCITS III”.

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