Etf – Convenienza e rischi dei fondi africani

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Avatar di Fabio Coco 3 Marzo 2009 | 16:45
Diversificare il proprio portafoglio con Etf collegati alla macroarea Africa, potrebbe rappresentare un’ottima opportunità per gli investitori.Ecco il perché…

Negli ultimi sei anni, il Pil dell’Africa è cresciuto mediamente ad un tasso del 5% annuo, secondo i dati pubblicati dal Fondo Monetario Internazionale. Anche gli FDI (o IDE), gli investimenti diretti esteri, sono in continuo aumento, soprattutto negli ultimi 3 anni, facendo affluire risorse verso questo Continente in via di sviluppo. In un contesto di crescita, le opportunità d’investimento nella borsa africana si presentano come ghiotte possibilità di rendimento per le imprese, le quali possono, in questa maniera, avvantaggiarsi sui competitors entrando in tali mercati primordiali per prime.
 
Seppur caratterizzata da una scarsa trasparenza dei bilanci e delle informazioni delle società, da una scarsa liquidità dei titoli, da un contesto regolamentare piuttosto debole e soprattutto dall’instabilità politica e da situazioni di conflitto, grosse imprese come Nestlè, Danone e Guinnes, già da tempo si sono piazzate sul territorio africano, sfruttando i bassi costi che l’Africa offre.

Attualmente, nel mercato italiano, sono quotati quattro Etf legati a indici africani: innanzitutto il Market Access Ftse Jse Africa Top 40 e il Lyxor Etf South Africa, che replicano entrambi l’andamento dell’indice Ftse Jse Top 40, composto dalle maggiori società quotate sul mercato azionario di Johannesburg; v’è poi il PowerShares Middle East North Africa Nasdaq fund, lanciato il 2 febbraio 2009, il cui obiettivo è quello di riprodurre fedelmente l’andamento del Nasdaq Omx Middle East North Africa Index, che si propone di rappresentare le performance delle società a maggiore dimensione e liquidità ubicate nell’area dei mercati emergenti. Unico strumento che punta sull’intero continente africano è il Lyxor Etf Pan Africa, che replica l’indice Sgi Pan Africa, composto da trenta titoli di società, quotate sui mercati africani o che svolgono  la propria attività nel Continente Nero.

Per quanto riguarda, infine, l’attuale congiunzione economica mondiale, l’Africa potrebbe non esserne influenzata negativamente, in quanto meno legata all’andamento internazionale rispetto all’Europa. Certamente,  un eventuale crollo dei prezzi delle materie prime o degli aiuti internazionali recherebbero un danno importante al Continente nero, non trascurando, in utlimo, il caso in cui venissero a mancare di colpo gli afflussi di capitale da parte delle economie avanzate, per qualsiasi motivo.

Ecco perché sarebbe opportuno possedere tali strumenti, ma all’interno di un portafoglio ampio e bilanciato.

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