Certificati – La diffusione della leva in Europa

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di Biagio Campo 6 Aprile 2009 | 10:20
Analizziamo con Nicola Francia, Responsabile Strumenti quotati Italia di Royal Bank of Scotland, le differenze presenti, tra l’Italia e gli altri mercati europei, sui certificati a leva.

Il segmento dei certificati ad effetto leva rappresenta una nicchia all’interno del mondo del risparmio gestito, in quanto rivolti ad investitori con un’elevata cultura finanziaria ed un forte approccio al rischio, tuttavia il mercato fa registrare una buona vivacità ed una ormai completa copertura dei diversi sottostanti.

Tra l’Italia e gli altri paesi europei osserviamo similitudini nella presenza di un ristretto numero di emittenti; “non sono presenti molti operatori né in Italia né negli altri mercati Europei. RBS e’ leader in questo segmento in Europa e questo ci permette di avere un’ottima visibilitá sulle diverse tendenze degli investitori”, commenta Nicola Francia, Responsabile Strumenti quotati Italia di Royal Bank of Scotland.

La Germania si conferma come mercato di riferimento, con un utilizzo dei certificati sostitutivo e non complementare all’investimento diretto, a differenza di quanto avviene in Italia; “Il mercato piú importante é quello tedesco, ma Olanda e Italia sono mercati che si stanno affermando rapidamente su questi prodotti. Nel caso della Germania sia gli investitori privati, ma soprattutto quelli istituzionali, hanno una maggiore propensione ad utilizzare i certificati come sostituti dell’investimento diretto nel sottostante per attuare le loro strategie”.

 La scelta dei sottostanti è quindi da leggere alla luce dei diversi approcci degli investitori; “A parte il largo utilizzo di strumenti a leva per puntare su metalli preziosi ed indici azionari che accomuna gli investitori sui diversi mercati, in Europa si é andata evidenziando nel tempo una tendenza ad utilizzare i certificati a leva per investire su asset class che hanno riscontrato un interesse più marcatamente istituzionale che retail come le materie prime ed i tassi di cambio. In Italia spiccano invece gli investimenti sui singoli titoli azionari. Il miglior posizionamento dell’Italia sulle azioni è probabilmente riconducibile al fatto che in queste condizioni di mercato negli altri paesi europei gli investimenti su singoli titoli si dividono fra certificati a leva e prodotti strutturati che permettono di vendere volatilità, come Bonus e Twin Win Certificates”.

In tema di volumi l’Italia è ancora indietro, a causa di una minore cultura finanziaria degli investitori “la supremazia degli altri mercati citati e’ netta rispetto al mercato domestico, facendo emergere una maggiore conoscenza finanziaria degli investitori privati”, ed in parte da una storica avversione al rischio, che ancora oggi accompagna il segmento retail.

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