Quando i fondi possono sovraperformare il benchmark

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di Fabio Coco 23 Aprile 2009 | 12:30
Selezionati in maniera corretta, gli alpha possono portare nel tempo a rendimenti dei fondi sull’equity ed a reddito fisso, che sovraperformino il proprio benchmark. Negli ultimi 2 anni, però, in particolare nel 2008, l’alta volatilità dei fondi attivi non ha permesso rendimenti sopra quelli degli indici di riferimento.

Abbiamo visto nell’articolo di ieri (link) come Nizam Hamid, responsabile nelle strategie di vendita per iShares Europe, abbia illustrato alla conferenza organizzata da iShares sull’Asset Allocation, l’importanza di generare alpha all’interno delle proprie scelte di portafoglio. La conclusione alla quale si era giunti, era stata che i fondi attivi possono generare alpha nel tempo, in grado di sovraperformare il benchmark.

I risultati di Hamid, hanno mostrato come, nell’anno 2000 per esempio, il 39% di tutti i fondi compresi nel campione costruito, abbiano performato meglio del benchmark. Il 42%, invece, se consideriamo i fondi sull’equity. Se consideriamo l’arco temporale che va dal 2005 al 2007, allora i dati aumentano: il 40% dei fondi attivi ha fatto meglio dei rispettivi indici di riferimento. Nel 2003 ben il 42% (dato più elevato nella serie che va dal 2000 al 2008) dei fondi a reddito fisso ha performato meglio del benchmark, tuttavia non sussiste una chiara correlazione tra i trend degli equity e quello dei fondi a reddito fisso.

Per quanto concerne i rendimenti offerti dai primi, eccetto il 2003 ed il 2006, gli equity hanno sempre sovraperformato il proprio benchmark in maniera migliore rispetto ai fondi a reddito fisso. In generale, spesso si assiste ad un anno di forti rendimenti per gli equity, seguito poi di solito da una caduta nei due anni successivi. Per questo motivo, spiega Hamid, l’investitore deve sempre monitorare il proprio portafoglio, in modo da capire quando arriva il momento di passare da un fondo ad un altro. Per i rendimenti dei fondi a reddito fisso, invece, a cambiare è spesso il contesto regolamentativo, visti i bassi rischi riferiti a questi strumenti. Anche in questo caso, però, la sfida deve essere quella di mantenere la performance attesa.

A livello aggregato, abbandonando la generazione di alpha, i fondi attivi negli ultimi anni si sono caratterizzati per la loro variabilità. I fondi sull’equity hanno sempre un rischio maggiore del proprio benchmark: solo rispetto all’indice MSCI Europe il fondo ha performato meglio dell’indice (+29 punti base), mentre se consideriamo MSCI Japan e S&P500, il fondo ha sottoperformato di 248 punti base. Inoltre, per i fondi a reddito fisso, tutte e sei le aree attive di rendimento hanno sottoperformato i rispettivi benchmark: i rendimenti nel 2008 dell’indice a reddito fisso iBoxx Euro Liquid Corporate Bond, per esempio, è stato sottoperformato dal fondo di ben 1.021 punti base; l’area che ha perso meno è stata, invece, l’eb. rexx Money Market, con una differenza tra l’indice ed il fondo di -139 punti base. In sostanza, nel 2008 la volatilità è stata decisamente alta per entrambe le tipologie di asset.

E’ dimostrabile come gli Etf di iShares, rispetto alla media dei fondi attivi, performino decisamente  meglio il proprio benchmark, sia in termini di rendimenti, che di rischio. In questo senso, allora, gli Etf diventano strumenti ottimali di asset allocation, argomentazioni che rimandiamo al prossimo articolo di domani.

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