Promotori finanziari ed etf, un connubio possibile

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Avatar di Redazione 21 Maggio 2009 | 09:20
Emanuele Bellingeri, responsabile per l’Italia della società, conferma l’importanza strategica del nostro paese per il gruppo. E scommette sui promotori finanziari per la crescita del mercato degli Etf.

La cessione al fondo di private equity Cvc Capital Partners non cambia i piani di iShares. Emanuele Bellingeri, responsabile per l’Italia della società, conferma l’importanza strategica del nostro paese per il gruppo. E scommette sui promotori finanziari per la crescita del mercato degli Etf 

 
I promotori finanziari si trovano a dover interagire con una clientela confusa e incerta. Come possono indicare una adeguata asset allocation?
Ritengo che la figura del promotore finanziario abbia dimostrato di porre un’attenzione verso il cliente come pochi altri intermediari sanno fare. Il legame tra pf e cliente è stretto e la fiducia deve essere reciproca; la soddisfazione dell’uno è, infatti, proporzionale a quella dell’altro. Ora la sfida è complessa. Il rischio ad oggi è quello di costruire un’asset allocation troppo conservativa che non rispetti il giusto mix tra l’esigenza di conservazione del capitale e l’esigenza di incremento dello stesso. La sfida ulteriore è quella di dimostrare finalmente di operare in assenza di conflitto d’interesse. La soluzione in questo caso è rappresentata da un sistema distributivo che si sganci dalle logiche di distribuzione dei prodotti più remunerativi a favore di quelli che soddisfino le esigenze dei clienti.
 
Il rapporto tra promotori finanziari ed Etf continua a essere difficile?
Questo rapporto risulta essere difficile per una mera ragione di reddittività dello strumento. I pf stanno dimostrando di apprezzare gli Etf e di usarli all’interno dei propri portafogli. E questo trend è sempre più evidente sia in ambito azionario sia obbligazionario. Il promotore d’altra parte necessita di essere giustamente remunerato per il servizio svolto. Una soluzione al riguardo potrebbe essere quella di costruire portafogli implementati tramite Etf che da una parte eviterebbero il ricorso al “fai-da-te” e dall’altro consentirebbero ai sottoscrittori di beneficiare di prodotti poco costosi, trasparenti e molto efficienti. La seconda soluzione è rappresentata dal servizio di consulenza dove il cliente pagherebbe una commissione fissa indipendentemente dagli strumenti utilizzati. Come iShares stiamo collaborando con diversi intermediari al fine di trovare delle soluzioni al riguardo e devo dire che i segnali sono incoraggianti. Le reti sicuramente consentiranno ai loro clienti di beneficiare degli Etf.
 
Cosa cambia per iShares in seguito alla vendita al fondo Cvc Capital Partners?
In primo luogo, è importante notare che l’operazione non è ancora completata e che l’accordo prevede un periodo go-shop di 45 giorni, con termine il 18 giugno. Nonostante un cambiamento nel parentage della società, non si prevede che l’operazione abbia alcun impatto significativo sui fondi iShares né sugli investitori in tali fondi. Il management team rimarrà lo stesso anche dopo l’operazione e continuerà a concentrarsi sullo sviluppo del business. iShares continuerà a sviluppare sempre più prodotti in risposta alle esigenze dei clienti e continuerà l’attività di cross-listing dei fondi, per garantire che essi siano realmente locali per i clienti.
 
E, in Italia, quali sono i progetti di iShares per il 2009?
L’Italia per iShares rappresenta un mercato chiave e la volontà del Gruppo è quella di crescere ulteriormente come dimostra il continuo rafforzamento del team e le risorse impiegate su questo mercato. L’anno scorso la crescita è stata molto forte, con una quota relativa alle nuove sottoscrizioni pari al 90% dell’intero mercato negli ultimi sei mesi dell’anno e i primi mesi di quest’anno stanno confermando questo trend positivo. Per il 2009, una sfida è sicuramente quella di aumentare la percentuale di investitori privati che, tramite servizi di consulenza e di private banking, utilizzino Etf. Se guardiamo agli Stati Uniti il 70% delle masse investite in Etf sono riconducibili a investitori privati e il 30% a istituzionali mentre in Europa (e in Italia) è l’opposto. Sicuramente assisteremo a un ribilanciamento di queste proporzioni tutto a vantaggio del retail. 
Un altro progetto importante su cui stiamo lavorando è rappresentato dal continuo incremento delle soluzioni offerte in ambito obbligazionario. L’attività di education che stiamo portando avanti ci permetterà di aumentare l’utilizzo degli Etf bond, a vantaggio dell’investitore privato. 


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