iShares scommette sui consulenti

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di Redazione 23 Settembre 2009 | 15:00
La figura del consulente/promotore finanziario ha dimostrato di porre un’attenzione verso il cliente come pochi altri intermediari sanno fare. Il legame tra consulente e cliente è stretto e la fiducia deve essere reciproca; la soddisfazione dell’uno è, infatti, proporzionale a quella dell’altro. Il rischio, però, è quello di costruire un’asset allocation troppo conservativa che non rispetti il giusto mix tra l’esigenza di conservazione del capitale e l’esigenza di incremento dello stesso. Parola di Emanuele Bellingeri, responsabile per l’Italia di iShares.

Emanuele Bellingeri, responsabile per l’Italia di iShares, conferma l’importanza strategica dell’Italia per il gruppo. E scommette su consulenti e promotori finanziari per la crescita del mercato degli Etf : «Ritengo che la figura del consulente finanziario abbia dimostrato di porre un’attenzione verso il cliente come pochi altri intermediari sanno fare. Il legame tra consulente e cliente è stretto e la fiducia deve essere reciproca; la soddisfazione dell’uno è, infatti, proporzionale a quella dell’altro».

I consulenti si trovano a dover interagire con una clientela confusa e incerta. Come possono indicare una adeguata asset allocation?
Ritengo che la figura del consulente/promotore finanziario abbia dimostrato di porre un’attenzione verso il cliente come pochi altri intermediari sanno fare. Il legame tra consulente e cliente è stretto e la fiducia deve essere reciproca; la soddisfazione dell’uno è, infatti, proporzionale a quella dell’altro. Ora la sfida è complessa. Il rischio ad oggi è quello di costruire un’asset allocation troppo conservativa che non rispetti il giusto mix tra l’esigenza di conservazione del capitale e l’esigenza di incremento dello stesso. La sfida ulteriore è quella di dimostrare finalmente di operare in assenza di conflitto d’interesse. La soluzione in questo caso è rappresentata da un sistema distributivo che si sganci dalle logiche di distribuzione dei prodotti più remunerativi a favore di quelli che soddisfino le esigenze dei clienti. In altre parole e’ necessario sviluppare ulteriormente il concetto di open architecture secondo una logica non solo multimanager ma anche multiprodotto.
 
Il rapporto tra promotori finanziari ed Etf continua a essere difficile?
Questo rapporto risulta essere difficile per una mera ragione di reddittività dello strumento. I consulenti stanno dimostrando di apprezzare gli Etf e di usarli all’interno dei propri portafogli. E questo trend è sempre più evidente sia in ambito azionario sia obbligazionario. Il promotore d’altra parte necessita di essere giustamente remunerato per il servizio svolto. Una soluzione al riguardo potrebbe essere quella di costruire portafogli implementati tramite Etf che da una parte eviterebbero il ricorso al “fai-da-te” e dall’altro consentirebbero ai sottoscrittori di beneficiare di prodotti poco costosi, trasparenti e molto efficienti. La seconda soluzione è rappresentata dal servizio di consulenza dove il cliente pagherebbe una commissione fissa indipendentemente dagli strumenti utilizzati. Inoltre, abbiamo riscontrato come giá gli Etf siano inseriti nei portafogli dei clienti, in particolare in prodotti quali l’obbligazionario corporate, anche perché c’é una richiesta dal cliente finale che il promotore accoglie. Come iShares stiamo collaborando con diversi intermediari al fine di trovare delle soluzioni al riguardo e devo dire che i segnali sono incoraggianti. Le reti sicuramente consentiranno ai loro clienti di beneficiare degli Etf.

Vedete in competizione Etf e fondi comuni?
Assolutamente no. Riteniamo siano prodotti complementari che possono essere implementati insieme sia nei portafogli dei clienti privati che istituzionali. Infatti, basti guardare a prodotti quali le gestioni patrimoniali in fondi o i fondi di fondi dove coesistono Etf e fondi comuni. In particolare nei portafogli dove si adotta una strategia core/satellite, Etf e fondi possono essere usati sia nella parte core che in quella satellite, garantendo efficienza al portafoglio. Relativamente ai fondi, l’importante è scegliere prodotti di qualità con gestori che sappiano garantire un controllo del rischio costante nel tempo e accompagnato, se possibile, da extrarendimenti.

E, in Italia, come sta andando il 2009 per iShares?
L’Italia per iShares rappresenta un mercato chiave e la volontà del è quella di crescere ulteriormente come dimostra il continuo rafforzamento del team e le risorse impiegate su questo mercato. L’anno scorso la crescita è stata molto forte, con una quota relativa alle nuove sottoscrizioni pari al 90% dell’intero mercato negli ultimi sei mesi dell’anno e i primi mesi di quest’anno stanno confermando questo trend positivo. Dall’inizio del 2009 in generale per il mercato italiano degli Etf, é stata registrata una crescita. In particolare iShares, dopo gli ottimi risultati del 2008, da inizio anno ha registrato nuove sottoscrizioni pari al 70% del totale dell’intero mercato italiano degli ETF, raggiungendo un patrimonio in gestione, depositato presso Monte Titoli (Borsa Italiana), superiore a 4,5 miliardi di Euro, pari ad una quota di mercato del 38% a fine agosto. Siamo inoltre leader in termini di offerta di prodotti, con 83 Etf quotati presso Borsa Italiana, a cui se ne aggiungeranno altri presto.

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