Sì la leva. No gli eccessi

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Avatar di Fabio Coco 16 Novembre 2009 | 13:20
Gli Etf short e a leva sono caratterizzati da un meccanismo di funzionamento su base giornaliera particolare (daily reset), non sempre facilmente comprensibile dagli investitori privati.

….Per questo motivo, negli Stati Uniti le Autorità di Vigilanza si stanno muovendo perché le regole e le normative su questi strumenti siano trasparenti e chiare agli investitori, di modo che questi non assumano posizioni di rischio superiori alla propria propensione.
Tuttavia, ad oggi, le Autorità statunitensi non si sono mai espresse a favore di restrizioni all’uso degli Etf short e a leva.
“Sia la SEC sia la FINRA (Financial Industry Regulatory Authority) si sono limitate a sottolineare l’opportunità, assolutamente condivisibile, che i promotori e gli investitori siano consapevoli delle modalità di funzionamento di questi strumenti” ha affermato a tal proposito Marcello Chelli (nella foto), responsabile prodotti quotati per il mercato italiano di Lyxor.
“Le Autorità hanno definito un limite massimo (ma non un divieto) alla leva ulteriore che un intermediario può garantire ad un investitore privato nell’acquisto di un Etf a leva”.
Infatti, in passato, negli USA, grazie alla marginazione ottenuta dal proprio intermediario, un Etf con leva 2 poteva essere incrementato a leva 8 ed un Etf con leva 3 poteva essere incrementato a leva 12. “È stato giustamente messo un limite a questi eccessi (che non mi risulta si manifestino in Italia) e adesso la leva massima per un privato è di 4 (comprensiva della leva dell’Etf e della leva fornita dall’intermediario con la marginazione)” ha chiarito Chelli.
Come ci insegna il caso statunitense, nella regolamentazione bisogna saper distinguere le problematiche che scaturiscono dagli Etf da quelle che, invece, sono originate dagli intermediari attraverso la concessione della marginazione (che fornisce ulteriore leva): da notare che “negli USA si è deciso di incidere sulla marginazione degli intermediari (e non sugli Etf) e si è deciso di operare nell’ambito degli investitori privati (e non di quelli istituzionali)” ha precisato il responsabile per Lyxor.
Vista così, sembrerebbe che il mercato a stelle e strisce sia normativamente più rigido sull’utilizzo degli Etf a leva e short rispetto a quello europeo. In realtà, però, non è così. “Sul tema degli Etf a leva e short il mercato statunitense è molto più ‘flessibile’ di quello europeo. Basti pensare che, negli Stati Uniti, sono quotati Etf con leva 3 (cioè che triplicano il rendimento di un indice predeterminato), mentre in Europa sono quotati solo Etf con leva 2. Inoltre, sempre negli Stati Uniti, fino al recente intervento della SEC e della FINRA, un investitore privato poteva innalzare la leva 3 dell’Etf fino ad una leva massima di 12 (ora limitata a 4), grazie alla marginazione concessa dal proprio intermediario” ha spiegato Marcello Chelli. Gli Etf si dimostrano, innalzamenti della leva a parte, strumenti di facile utilizzo e comprensione, trasparenti e che consentono un accesso immediato al benchmark sottostante; per questo sono prodotti sempre più utilizzati soprattutto dagli istituzionali. Sebbene resti valida l’efficienza e l’efficacia dei derivati tradizionali, gli investitori istituzionali “reputano che gli Etf possano raggiungere obiettivi simili con una semplificazione operativa significativa in termini di front/middle/ back office che, in alcuni casi, risulta determinante per la scelta dell’Etf” ha concluso Chelli.

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